Cristina de Middel è una fotografa spagnola nata ad Alicante nel 1975.
Ha studiato fotografia in Oklahoma, a Valencia e a Bargellona, seguendo un percorso formativo che l’ha condotta a lavorare come fotogiornalista per un giornale spagnolo.
Contemporaneamente al lavoro per la stampa, ha sviluppato una ricerca personale che interroga il rapporto fra fotografia e realtà, fra documento e invenzione.
Tutta una serie di domande e questioni che hanno attraversato la fotografia contemporanea dagli anni Ottanta in poi, ovvero il dubbio sulla verità dell’immagine, la possibilità di usare la fotografia non come mezzo per attestare la realtà, bensì per costruirne di alternative.
Nel 2022 Cristina de Middel entra a far parte come membro effettivo e presidente di Magnum Photos, una fra le più prestigiose agenzie fotografiche al mondo, fondata nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Chim Seymour.
Magnum è nota storicamente per la fotografia documentaria di qualità, per documentazione della realtà.
Il fatto che una fotografa come De Middel, il cui lavoro si fonda su costruzioni e finzioni, sia entrata nell’agenzia, segnala quindi un’evoluzione nel pensiero della fotografia contemporanea.
The Afronauts: una luna inventata

Nel 2012, de Middel auto-pubblica The Afronauts, un progetto che la porta al riconoscimento internazionale e rappresenta un momento di svolta nel suo percorso.
L’opera esplora la storia di un programma spaziale zambiano negli anni Sessanta, un episodio storico reale che rimane ai margini della narrazione dominante occidentale.
De Middel ricostruisce questa storia attraverso messe in scena, costumi autentici e fotografie che simulano documenti d’epoca, creando un archivio visivo che combina ricerca storica e invenzione deliberata.
Il progetto impiega messe in posa e costumi creati apposta per esplorare la rappresentazione dell’Africa, sfidando le idee convenzionali attorno alla diaspora, alla razza e alle strutture di potere sociale.
The Afronauts viene nominato per il Deutsche Börse Photography Prize nel 2013 e attrae l’attenzione critica proprio per il suo approccio radicalmente non convenzionale.
Il progetto infatti non è documentario puro ma nemmeno finzione pura, ma qualcosa che sfida e dissolve questa distinzione categorica.
The Afronauts propone anche una riflessione su come la fotografia è stata storicamente uno strumento per documentare la realtà a servizio di certe narrative, mentre escludeva altre.
Se la corsa allo spazio è stata raccontata come una competizione fra superpotenze occidentali, la possibilità di una corsa spaziale africana rimane nascosta nella storia.
La fotografa mette così in evidenza come la stessa nozione di documento fotografico sia intrinsecamente legata a chi ha il potere di registrare e di raccontare.
Le sue foto contraffatte diventano così specchi che riflettono i meccanismi sui quali si è costruita la storia ufficiale.
Le costruzioni come metodo critico

Tuttavia, l’utilizzo della costruzione come mezzo critico non configura una posizione isolata nella pratica fotografica contemporanea.
Molti fotografi e artisti hanno messo in discussione il concetto stesso di documento fotografico.
Joan Fontcuberta, per esempio, ha interrogato come la fotografia non esista in una forma pura, libera da intenzioni e posizionamenti di chi scatta.
Comunque, De Middel realizza anche progetti che si mantengono più vicini al documentario nel senso classico del termine.
Journey to the Center, un progetto del 2024, segue la rotta migratoria attraverso il Messico e gli Stati Uniti.
La rotta viene però presentata come un parallelismo a “Viaggio al Centro della Terra” di Jules Verne, il romanzo di avventura fantastica.
Anche in questo caso, il suo approccio unisce documentazione pura con immagini costruite e materiali d’archivio, permettendo un racconto che non rinuncia alla complessità e che mantiene aperta la possibilità di molteplici letture.
Per approfondire:
Hai mai fatto foto per indagare la veridicità dell’immagine?






