Quante volte hai sentito dire che si sceglie Canon “per i suoi colori“?
Io lo sento ripetere di continuo, ed è uno di quei luoghi comuni che, guardato da vicino, luogo comune non è affatto.
Da dove nasce la scienza colore Canon
La scienza colore non è un filtro, un preset o un tocco di color grading applicato in post.
Nasce da due elementi che si intrecciano fin dall’inizio: il software, cioè gli algoritmi che decodificano il segnale che arriva dal sensore, e l’hardware, cioè il silicio del sensore stesso, che cattura luce e colore prima ancora che tu apra il tuo programma di montaggio.
Perché Canon progetta anche i sensori, non solo gli algoritmi
Qui sta il punto che trovo più interessante: Canon sviluppa internamente sia gli algoritmi sia i sensori.
Non si limita a scrivere software che interpreta un chip prodotto da qualcun altro: controlla l’intera filiera, dalla scelta delle materie prime alla lavorazione del sensore, fino al codice che decodifica quello che il sensore ha catturato.
Questo le permette di applicare la stessa filosofia dall’inizio alla fine del processo.
La vera ossessione: le lunghezze d’onda del rosso e dell’arancione
E qual è questa filosofia?
Un’attenzione quasi maniacale a due lunghezze d’onda specifiche: quelle del rosso e dell’arancione.
Non è un dettaglio da tecnici.
Sono proprio quelle frequenze a impattare sugli skintone, cioè sull’incarnato dei volti.
Perché l’occhio perdona quasi tutto tranne gli skintone
Se il cielo di una foto ha una tonalità di blu leggermente diversa dal reale, o se l’intonaco di una casa vira un po’ verso il giallo, difficilmente te ne accorgi.
Ma quando si tratta di pelle, la tolleranza crolla a zero: la fedeltà sugli skintone è la prima cosa che, se manca, dà fastidio all’occhio e ti fa percepire una foto o un video come di qualità inferiore, anche se non sai spiegare bene perché.
Ovviamente la resa complessiva di un’immagine dipende anche da altro: il roll-off delle alte luci, il dettaglio nelle ombre, la gamma dinamica.
Ma la fedeltà sugli skintone resta il primo elemento che il tuo occhio giudica, prima ancora di un color grading più o meno aggressivo.
Come preservare la scienza colore Canon quando scatti
Sapere che questa scienza colore esiste non basta: va preservata anche nel tuo modo di lavorare.
Il primo punto, spesso sottovalutato, è il white balance.
Siamo abituati, nel video professionale, ad avere il RAW e a poter cambiare i gradi Kelvin in post, ma registrare con la temperatura colore corretta cambia completamente la percezione finale, e ti permette di far adagiare gli skintone nel modo giusto sul vettorscopio.
Ti consiglio di evitare l’automatico: anche 100 Kelvin di differenza, impostati manualmente, si vedono.
Il secondo punto riguarda i file in log.
Se giri in Canon Log, usa LUT di conversione ufficiali Canon, che si tratti di C-Log2, C-Log3 o del Canon Log originale verso Rec.709, oppure profili colore lineari.
Solo così preservi tutta la scienza colore che parte dalla costruzione del sensore e arriva fino al tuo software di color correction.
Il terzo riguarda il color matching fra corpi macchina diversi.
Se usi, ad esempio, una EOS C400 come camera principale e una EOS C50 come secondaria per un’intervista, Canon preserva comunque la stessa scienza colore su corpi diversi: in fase di matching in post-produzione non dovrai stravolgere le tonalità per far combaciare i file.
Conclusione
La scienza colore Canon non è uno slogan pubblicitario: è il risultato di un controllo end-to-end su hardware e software, concentrato soprattutto su come rendi gli skintone.
Se lavori con attenzione al white balance, alle LUT ufficiali e al color matching tra corpi macchina, quella scienza colore la sfrutti davvero, invece di darla per scontata.
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