Thomas Struth è nato a Geldern, in Germania, nel 1954.
Ha studiato alla Kunstakademie di Düsseldorf sotto la guida di Bernd e Hilla Becher, i coniugi che hanno definito una metodologia rigorosa della documentazione fotografica.
I Becher insegnavano, come sapevano fare bene, un metodo per approcciare la realtà, costruire ricerche attorno a categorie precise, utilizzare il bianco e nero e la prospettiva neutrale come strumenti di indagine fotografica.
Questa eredità rappresenta il fondamento della pratica di Struth, ma egli la trasformerà profondamente, estendendo il metodo verso ambiti che i Becher non avevano esplorato, come le architetture pubbliche, la natura selvaggia, lo spazio museale, e la ricerca scientifica contemporanea.
“In linea di massima, la mia fotografia è un appello politico.
Scatto foto soprattutto per esprimere pubblicamente ciò che mi interessa.
La macchina fotografica è come un contatore Geiger: rileva la presenza o l’assenza di radiazioni.
Scansiona e registra ciò che chi la impugna vede davanti a sé e ha scelto di immortalare.
In questo senso, sembra piuttosto innocua.“

Le strade di Düsseldorf
A partire dal 1976, Struth fotografa le strade e i cortili di Düsseldorf, paesaggi urbani ordinari, in bianco e nero e di vedute ampie.
Come negli insegnamenti dei Becher, la ricerca è ordinata e metodica, documenta lo spazio quotidiano con distanza analitica.
A differenza dei Becher però, che presentavano le opere in griglie, Struth presenta i suoi scatti come opere singole.
Questa pratica stabilisce i principi che gli rimarranno negli anni a venire.
Luce naturale diffusa, assenza di figure umane e attenzione alla struttura geometrica dello spazio.
Il Pantheon
Una delle sue fotografie più note è l’interno del Pantheon di Roma.
L’immagine documenta l’architettura con precisione rigorosa, mostrando come la luce dall’occhio del Pantheon illumina lo spazio interno creando una composizione che equilibra vastità e dettagli.
La stessa fotografia è stata venduta per più di 1.8 milioni di dollari presso Sotheby’s, uno dei prezzi più alti per una fotografia, poco sotto a quella di Gursky, venduta a 4.3 milioni di dollari.
La fotografia contemporanea è ormai consapevolmente accettata come mezzo autonomo, capace di generare valore equivalente a quello della pittura, e di essere quindi venduta a cifre stratosferiche.

Pictures from Paradise, musei, e ricerca scientifica
Dagli anni Novanta, Struth allarga considerevolmente lo sguardo dalla città verso la natura selvaggia, fotografando foreste tropicali e la giungla più fitta.
Il titolo “Pictures from Paradise” rimanda ironicamente a un’idea romantica di natura intatta, ma le fotografie non illustrano alcun paradiso idillico.
Mostrano invece la complessità visiva della vegetazione, l’intreccio intricato di forme e strutture organiche che caratterizza i veri ecosistemi.
Spesso riprese da prospettive ravvicinate, dove il dettaglio botanico diviene protagonista assoluto, le immagini sono eseguite con lo stesso rigore metodologico applicato alle strade urbane e alle architetture pubbliche.
Allo stesso modo della città, la natura selvaggia rivela ordini completamente diversi.
In entrambi i casi, tuttavia, la pratica fotografica rimane coerente e riconoscibile.
Poi, dagli anni Ottanta, Struth inizia a fotografare spazi museali di grande importanza come il Louvre a Parigi, la National Gallery di Londra o la Gemälde Galerie di Berlino.
Nelle sue immagini ritrae le opere d’arte appese alle pareti insieme ai visitatori che le osservano in silenzio.
Le fotografie mostrano così il museo come luogo culturale sociale e collettivo.
Più recentemente invece, ha rivolto la sua attenzione verso la ricerca scientifica, fotografando il CERN di Ginevra, il laboratorio europeo di fisica delle particelle.
Qui documenta gli spazi dove si conduce ricerca avanzata, tra macchinari di straordinaria complessità e strumenti sofisticati.
La fotografia documenta la ricerca nella sua pienezza, permettendo allo spettatore di confrontarsi direttamente con la densità effettiva della tecnologia contemporanea, con i cavi e i metalli che compongono gli strumenti.

Infine, fino al 27 settembre 2026, al MAST a Bologna, è attiva la mostra sui coniugi Becher, insieme ad altre fotografie dei loro allievi della Scuola di Fotografi di Düsseldorf, ovvero Gursky, Struth, Ruff e Ronkholz.
Per approfondire:
Hai mai provato a fotografare degli spazi come fa Struth?






