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Sensore Stacked Sony: La tecnologia dietro il mondo Alpha

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Sensore Sony Stacked_dal CMOS al retroilluminato

Il sensore è il cuore pulsante di ogni fotocamera, eppure è la parte che conosciamo meno.

Per capire davvero cosa c’è dietro le prestazioni delle ultime Sony, ho chiesto a Francesco, Marketing and Sales Head di Sony, di raccontarmi come siamo arrivati fin qui.

Dal CMOS al retroilluminato: le origini

Agli albori delle mirrorless, tutto parte dai sensori CMOS tradizionali, dove fotodiodi e circuiti condividevano lo stesso strato.

Una scelta che portava a compromessi in termini di sensibilità alla luce, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione.

Nel 2008 Sony ha introdotto sulle compatte i primi sensori retroilluminati, con l’obiettivo di spostare i circuiti dietro l’area dei fotodiodi.

Il risultato: più luce catturata, meno rumore.

Questa tecnologia è arrivata sul full frame con Alpha 7R Mark II, uno dei modelli che ha aperto la strada all’attuale Alpha 7R VI.

Cos’è davvero il sensore Stacked

Il retroilluminato ha risolto il problema della sensibilità, ma restava inizialmente un limite: la trasmissione dei dati.

Stacked” descrive proprio la soluzione a questo compromesso.

Stacked vuol dire impilato: il sensore impilato ha, su strati diversi ma letteralmente attaccati tra loro, i fotodiodi, i circuiti e, nei modelli più avanzati, anche una memoria integrata“, spiega Francesco.

Il primo passo importante arriva nel 2017 con la Alpha 9: 24 megapixel e 30 fps, un numero altissimo per l’epoca.

Oggi la stessa velocità si ottiene sulla Alpha 7R VI, ma con un sensore da 67 megapixel: la dimostrazione di quanto la tecnologia sia maturata.

I vantaggi concreti per chi scatta

sensore exmor r5 sony

Al di là dei numeri, cosa cambia davvero quando si scatta?

Francesco è diretto: “L’obiettivo è proprio questo: capire quali vantaggi può dare un sensore all’interno della fotocamera.

Uno su tutti: il blackout free nel mirino durante gli scatti a raffica.

Lo Stacked ci consente di evitare il blackout nel mirino durante lo scatto a raffica, e a suo tempo fu una vera rivoluzione“, racconta.

Non è un vantaggio riservato solo alle ammiraglie.

Anche su un modello più accessibile come Alpha 7 Mark V, dotato di un sensore partially stacked, questa caratteristica viene mantenuta, portando l’innovazione anche su fotocamere entry level.

Chiaramente i vantaggi non si limitano solo a questo: velocità di acquisizione ed elaborazione dell’immagine, maggiore resistenza al rumore, velocità autofocus senza precedenti.

Chiaramente tutto ciò è possibile se si riesce ad evitare il cosiddetto “collo di bottiglia”: è fondamentale che l’intero hardware, a partire dal processore, sia allineato sulla stessa capacità prestazionale del sensore.

Ogni modello, la sua missione

Nella gamma Sony ogni sensore Stacked risponde a un’esigenza diversa.

Alpha 7R VI lavora su risoluzione e velocità insieme, con 67 megapixel a 30 fps.

Alpha 1 Mark II punta all’equilibrio: 50 megapixel di risoluzione, la stessa usata sulle videocamere cinema, unita a un autofocus capace di 120 calcoli al secondo.

A9 Mark III, invece, introduce il primo sensore global shutter full frame, con lettura simultanea dei dati che azzera completamente il rolling shutter e porta la raffica a 120 fps: il sogno di qualsiasi fotografo sportivo e naturalista.

Non solo sensore: l’ecosistema che lo sostiene

Come anticipato, un sensore evoluto da solo non basta.

Serve un processore all’altezza e una batteria capace di reggere il ritmo.

Non a caso, la prima Alpha 9 aveva introdotto anche una nuova batteria, poi adottata su tutte le fotocamere successive, e lo stesso vale per Alpha 7R VI.

Come sintetizza Francesco: “Quando innoviamo così tanto, dobbiamo comunque garantire un’utilizzabilità concreta, che non scenda mai a compromessi.

Sensori Stacked di Sony: Conclusione

Dietro ogni scatto blackout free, ogni raffica a 30 o 120 fps, c’è un percorso tecnologico lungo quasi vent’anni: dal CMOS tradizionale al retroilluminato, fino al sensore Stacked che oggi equipaggia Alpha 7R VI, Alpha 1 Mark II e A9 Mark III.

Capire questa evoluzione aiuta a scegliere lo strumento giusto, sapendo davvero cosa si ha tra le mani.


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