Sono qui con la Canon EOS C50 e la Canon EOS R6 V sul tavolo e ho voglia di parlare di una cosa che ogni volta che la nomino mi fa venire il buonumore: l’open gate.
Parola che suona bene già di per sé.
Ma soprattutto, una modalità che – una volta capita – difficilmente si riesce a ignorare.
Cos’è l’open gate: il sensore sfruttato al massimo
Partiamo dall’inizio.
Quando registriamo un video, di solito immaginiamo un file in formato 16:9.
Classico, orizzontale, quello a cui siamo abituati.
Ed è esattamente così che funziona la maggior parte delle fotocamere: catturano solo la porzione centrale del sensore corrispondente a quel rapporto d’aspetto.
Il punto è che i sensori sono fisicamente più grandi di quello che usiamo normalmente.
Chi ha mai switchato dalla modalità video alla modalità foto su una vecchia fotocamera si sarà accorto che il campo visivo si allargava di colpo.
Quello che succedeva era semplice: in modalità video, la macchina usava solo una fetta del sensore, perdendo le aree in alto e in basso.
L’open gate risolve esattamente questo problema.
Invece di sfruttare solo la porzione centrale, si usa l’intera superficie del sensore.
Il risultato è un file con più informazioni, più risoluzione e soprattutto più margine di manovra.
In pratica: se il 16:9 classico è un rettangolo orizzontale, con l’open gate otteniamo una fascia aggiuntiva sia sopra che sotto, perché il sensore – avendo un rapporto nativo vicino al 3:2 o comunque “più quadrato” – ci permette di catturare molto di più.
I vantaggi concreti in produzione e post produzione
Libertà di reframing

Il primo vantaggio è quello che sento più utile nel lavoro quotidiano: la libertà in post produzione.
Partire da un file open gate significa avere molto più spazio di gioco quando si “ritaglia” il file.
Se devo ricavare un verticale in 9:16 per un reel Instagram o un TikTok partendo da un 16:9 classico, ho pochissimo margine.
Rischio di perdere qualità, di tagliare male i soggetti, di finire in un vicolo cieco.
Con un file open gate, invece, ho tutta quella superficie in più da cui partire.
Posso selezionare la porzione orizzontale per YouTube, quella verticale per i social e uscirne con un risultato nettamente migliore, tutto dallo stesso file di ripresa.
Questo è un vantaggio enorme per chi produce contenuti multipiattaforma.
Video YouTube, reel, TikTok, ADV verticali, spot: registrare una volta sola e declinare in più formati è una comodità che in certi workflow fa davvero la differenza.
Stabilizzazione e micro-movimenti digitali
Avere più immagine a disposizione significa anche poter stabilizzare meglio in post.
O fare piccoli movimenti digitali, un leggero pan, un aggiustamento di inquadratura, senza perdere qualità.
Per chi lavora da solo o in produzioni snelle, questa cosa vale oro.
Non sempre si ha un operatore, o il tempo da dedicare alla stabilizzazione o per allestire setup complessi.
L’open gate dà un margine tecnico che compensa almeno in parte.
Lenti anamorfiche: il matrimonio perfetto
Qui entriamo in un territorio che appassiona molto chi lavora con un occhio al cinema.
Le lenti anamorfiche e l’open gate sono una combinazione straordinaria.
Senza andare troppo nel tecnico: una lente anamorfica “comprime” orizzontalmente l’immagine per catturare un campo visivo più ampio, che poi viene “decompresso” in post applicando lo squeeze anamorfico.
Per approfondire meglio questo discorso ti consiglio di recuperare questo articolo qui.
Se partiamo già da un frame open gate, che include quella fascia verticale extra, il risultato finale, una volta applicato lo squeeze, è un campo visivo complessivo molto più ampio e un’immagine cinematografica di altissimo livello.
Per anni questa combinazione era accessibile solo su camere cinema professionali dal costo proibitivo.
Oggi Canon l’ha inserita nelle sue mirrorless di fascia alta, nelle cinema camera e nelle macchine ibride.
Quello che prima era territorio riservato a pochi, adesso è a portata di molti.
Open gate e Canon: da tecnologia di nicchia a standard
Quando penso a quanto è cambiato il panorama in pochi anni, mi viene difficile non essere entusiasta.
L’open gate era una prerogativa delle grandi cinema camera.
Macchine costose, flussi di lavoro complessi, roba da produzioni con budget importanti.
Oggi Canon l’ha integrata su tutta la sua lineup recente: mirrorless, cinema camera, ibridi di fascia alta.
Camera come la EOS C50 ne sono un esempio diretto.
E in un 2026 in cui la richiesta di contenuti orizzontali e verticali in contemporanea è la norma, non l’eccezione, avere a disposizione questa modalità cambia concretamente il workflow.
Sulla EOS C50, per esempio, è possibile registrare su slot separati un file in 16:9 e uno verticale in contemporanea, oppure girare in open gate e croppare in post quello che serve.
Le opzioni ci sono, e sono tutte percorribili.
Conclusione
L’open gate non è un dettaglio tecnico per soli appassionati di specifiche.
È una modalità di lavoro che allarga le possibilità in produzione e in post, che si adatta perfettamente alle esigenze del content contemporaneo e che, grazie a Canon, è ormai accessibile a una platea molto più ampia di professionisti e videomaker.
Se ancora non l’hai esplorata, vale davvero la pena farlo.
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