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Full Frame vs APS-C: Quale ecosistema scegliere?

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Full Frame vs APS-C_Canon

Full Frame o APS-C, questo è il problema.

Una domanda che, con le dovute proporzioni, ricorda un po’ il dilemma shakespeariano.

In realtà il paragone è meno assurdo di quanto sembri: anche qui si tratta di scegliere fra due filosofie diverse, senza che una sia necessariamente migliore dell’altra.

Ve lo dico partendo da un caso concreto: qui ho una Canon EOS R1, l’ammiraglia Canon, quindi il corpo più grande della gamma.

Ma il discorso vale anche prendendo in considerazione un corpo Full Frame più compatto.

Due ecosistemi, due filosofie

Full Frame, o formato pieno che dir si voglia, fa riferimento alla pellicola e al “vecchio” mondo analogico, ovvero, come dice il nome un sensore da 35mm (proprio come la pellicola, appunto).

L’APS-C, invece, è un formato più piccolo.

Una semplificazione utile per inquadrare il tema, prima di entrare nei dettagli.

Questa differenza di dimensioni del sensore porta con sé tutta una serie di conseguenze a livello elettronico e meccanico, che si traducono in corpi macchina e obiettivi molto più compatti per l’APS-C.

Giusto per darti un’idea più precisa con un po’ di numeri: i sensori di immagine full frame di Canon hanno un’area di superficie attiva di 36x24mm; l’area attiva dei sensori di immagine in formato APS-C di Canon misura 22,2×14,8mm.

Dal punto di vista della dimensione, un sensore FF è circa il 63% o 1,6 volte più grande di un sensore in formato APS-C.

Questo 1,6 potrebbe darti l’impressione di averlo già sentito: esatto, viene chiamato anche fattore di crop e viene moltiplicato per il valore di una focale APS-C per trovare la focale equivalente.

Ma andiamo per step e torniamo sulla differenza tra i due formati di sensore.

Sensore Full Frame - APS-C

Il primo vantaggio: Portabilità

Se scegliete l’APS-C, avrete una macchina molto più facile da portare al collo, da infilare in uno zainetto con poco spazio o da portare in viaggio senza l’ingombro di un corredo Full Frame.

Un vantaggio concreto per chi fa street photography o viaggia spesso.

Il secondo vantaggio: Il costo

L’ecosistema APS-C è anche più economico.

A parità di budget, permette di avere un corpo macchina di livello alto e, soprattutto, un corredo di ottiche più ampio rispetto a quello che si otterrebbe investendo la stessa cifra in un sistema Full Frame.

Qualità d’immagine: Il punto di forza del Full Frame

Qui arriva la differenza più importante fra i due sistemi.

Il sensore Full Frame, essendo più grande, offre “più spazio” per distribuire i pixel.

Questo significa fotodiodi fisicamente più grandi, capaci di catturare la luce in modo migliore.

Il risultato è una gestione del rumore superiore, quindi una sensibilità più alta, e una profondità di campo più ridotta a parità di diaframma: il soggetto si stacca meglio dallo sfondo.

C’è poi il tema della lunghezza focale.

Con il Full Frame, le ottiche mantengono la loro focale originale.

L’APS-C, invece, “croppa” l’immagine.

Riprendendo il concetto introdotto in precedenza, in Canon il fattore di crop è di 1,6: un 100mm montato su un corpo Full Frame resta un 100mm ma diventa un 160mm equivalente se lo stesso obiettivo lo monti su un corpo APS-C.

Di conseguenza i teleobiettivi diventano ancora più lunghi, mentre i grandangolari perdono parte della loro ampiezza.

Quando il crop factor diventa un vantaggio

Se scattate spesso con teleobiettivi, isolando soggetti lontani, il fattore di crop dell’APS-C può giocare a vostro favore: vi permette di coprire una distanza focale ancora maggiore senza dover investire in ottiche più lunghe.

Se invece lavorate spesso con grandangoli – penso all’architettura, o a chi ama le proporzioni enfatizzate della distorsione grandangolare – il Full Frame resta la scelta più efficace, perché permette di sfruttarne appieno il potenziale.

Densità di pixel: Un fattore spesso sottovalutato

A parità di megapixel, il sensore Full Frame li distribuisce su una superficie maggiore, con tutti i vantaggi già descritti.

Gli stessi megapixel concentrati su una superficie APS-C, più piccola, generano invece una densità di informazione superiore all’interno della foto, il che può tornare utile su certi tipi di soggetti.

La contropartita è che i pixel, essendo fisicamente più piccoli, catturano un po’ meno luce e gestiscono il rumore in modo leggermente meno efficiente.

Va detto però che oggi le fotocamere APS-C usano sensori di livello molto alto: il problema del rumore eccessivo non è più quello di qualche anno fa, anche se rispetto al Full Frame un gradino di distanza resta.

Quale scegliere?

Non esiste un sistema migliore in assoluto: tutto dipende dalle vostre esigenze.

Se cercate un ecosistema portatile, un parco ottiche più ampio per esprimervi su diverse lunghezze focali e volete sfruttare il crop factor per enfatizzare i teleobiettivi, l’APS-C è la scelta più sensata.

Lo consiglio soprattutto a chi si sta approcciando alla fotografia partendo da zero: non che iniziare con un Full Frame sia sbagliato, ma la curva di crescita che offre l’ecosistema APS-C è, a mio avviso, più ampia.

Le dimensioni più contenute e la possibilità di comprare più ottiche ti permettono di sperimentare di più con le lunghezze focali.

Se invece punti sulla qualità d’immagine massima, su una gestione della sensibilità e della gamma dinamica superiore, su profondità di campo più ridotte e su un uso intensivo dei grandangoli, il Full Frame è la strada giusta.

Lo stesso vale se sei un professionista per cui l’ingombro e il fattore economico non sono un problema.

Full Frame vs APS-C: non è detto che questo articolo risolva davvero il dilemma, ma spero almeno di averti dato gli strumenti per scegliere con più consapevolezza.


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