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Una foto, una storia: “Blow Up” di Michelangelo Antonioni

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Blow Up di Michelangelo Antonioni

Blow Up – Londra, Maryon Park di Charlton, un giorno qualsiasi del 1966

Thomas fissa con attenzione un punto preciso del parco, dove non c’è nulla.

Eppure proprio lì, dietro a un cespuglio, aveva visto e fotografato il cadavere di un uomo… che ora è scomparso!!!

Non può essere stato trovato dalla polizia, ne avrebbero parlato i giornali.

Che strana, quella storia cominciata solo ieri.

Non è un visionario, Thomas, è un fotografo di moda, ben pagato, veste all’ultimo grido, guida una Rolls decappottabile, fotografa le più belle modelle del momento, anche se non è soddisfatto di quella vita.

Per questo ha deciso di realizzare un reportage sulla città, non la Swinging London di Carnaby Street, ma quella dei quartieri popolari, quella dei barboni, quella degli hippy.

Una notte ha dormito addirittura in un ricovero per poveri per realizzare immagini più fedeli alla realtà, anche se crude e dolorose.

Poi, ieri mattina è andato in un parco alla periferia di Londra per scattare le ultime foto alle persone comuni.

Ricorda bene di aver fotografato due amanti che si baciano, nascosti dietro a un cespuglio, e ricorda che la donna l’ha raggiunto per farsi dare il rullino, ma al suo rifiuto lei è corsa via.

E qui la faccenda comincia a diventare complicata e accelerata nei tempi.

Tornato allo studio, riceve la visita della donna, che si presenta come Jane, per una nuova richiesta del rullino; per togliersela di torno lui consegna un altro rullo: perché tanta insistenza? Nel rullo scattato al parco ci sono solo le immagini dei due amanti o c’è di più?

Blow up di Antonioni 02

Incuriosito, sviluppa le foto e le ingrandisce in grande formato per studiarle meglio, ed è così che in una di queste vede una mano armata di pistola che esce da un cespuglio, mentre in un’altra c’è un corpo a terra, quello dell’amante di Jane: non sapendolo, ha fotografato un omicidio!!!

Corre allora al parco e trova effettivamente il cadavere dell’uomo, poi torna di nuovo al suo studio, ma le foto sono scomparse, tranne l’ingrandimento esasperato della foto col morto che però, guardando meglio, sembra solo una massa indecifrabile di grani d’argento.

Cosa sta succedendo? Tutto accade troppo in fretta per capire…

Deve trovare Jane, l’unica che può spiegare tutto, forse.

Inizia così a vagare per strada, la vede per un attimo, ma scompare tra la folla.

Deve parlare con qualcuno, deve raccontare cosa gli sta succedendo: decide di andare dal suo amico Ron, ma a casa sua c’è una festa, dove girano alcol e marijuana a fiumi, e anche lui beve e fuma con gli altri, fino ad addormentarsi.

Nonostante i fumi delle canne, stamattina si è ricordato che ha un mistero da risolvere, così ritorna al parco dove ieri aveva visto e fotografato il cadavere di un uomo… che ora è scomparso!!!

Non può essere stato trovato dalla polizia, continua a ripetersi, ne avrebbero parlato i giornali.

Mentre guarda inebetito lo spazio vuoto dietro il cespuglio, sente il rumore di una pallina da tennis colpita ritmicamente dalle racchette.

Si volta e vede due mimi che giocano senza racchette e senza pallina, ma ne sente il rumore, anzi a un certo punto si china a raccogliere la pallina, inesistente, che uno dei mimi gli indica ai suoi piedi.

Blow Up _ Frame dal film di Michelangelo Antonioni

Poi continua ad assistere alla partita, seguendo con la testa gli spostamenti della pallina inesistente, restando così nella strana convinzione di aver immaginato tutto: gli amanti, Jane, le foto, gli ingrandimenti, la storia del cadavere…

O forse no.

* * *

Blow up di Antonioni 05

Questo racconto mi è stato ispirato dal film di Michelangelo Antonioni “Blow Up”, del 1966, con David Hemmings, Vanessa Redgrave, Jane Birkin e la modella Veruschka, che interpretava sé stessa.

Tratto da un racconto dell’argentino Julio Cortázar, Le bave del diavolo, e opportunamente adattato al cinema da Tonino Guerra e dallo stesso Antonioni, il film narra la storia di un fotografo che racconta il mondo reale intorno a lui, la moda, il jet set, ma anche la quotidianità della gente comune, che ora sta raccogliendo nel suo reportage.

E la prova concreta di tutto ciò è nelle foto che scatta e che stampa: attraverso l’obiettivo Thomas trasforma le immagini in oggetti concreti.

Arriva un giorno, però, in cui questa realtà tangibile viene messa in discussione dalle foto prese in un parco di Londra: incuriosito dall’insistenza di Jane ingrandisce in maniera esasperata le immagini di quel rullino, nel tentativo di avvicinarsi sempre più alla verità, entrare nei suoi dettagli.

Ma stranamente, più ingrandisce più scopre, o crede di scoprire, delle cose che al suo primo sguardo non aveva visto.

Allora si domanda: quelle cose c’erano e lui non è riuscito a vederle, oppure non c’erano ed ora le vede con l’immaginazione e la fantasia?

Se non è riuscito a vederle, quante altre cose, in altre foto non è riuscito a vedere, anche se erano presenti?

Allora le foto non sono la riproduzione oggettiva della realtà, di quello che ha davanti agli occhi, come ha sempre creduto.

E nell’altro caso, se è lui ad aver creato quelle cose, può ancora fidarsi di quello che vede?

Alla fine, si trova nell’impossibilità di risolvere il mistero del cadavere scomparso, perché a quel punto non è più sicuro che sia esistito veramente: del cadavere che ha visto e fotografato, non resta più nulla se non una massa informe di grana in una stampa irreale.

Confuso di queste nuove scoperte sull’interpretazione delle immagini e sull’illusione della realtà, o viceversa, inizia a seguire un’apparente partita a tennis, in cui “vede” l’inesistente pallina e ne sente il suo suono reale.

Il titolo del film deriva da un termine fotografico, blow up, con cui si indica un ingrandimento talmente sproporzionato che, invece di individuare maggiormente i dettagli dell’immagine, finisce per deformarla, rendendo impossibile distinguere le forme e confondendo il confine tra realtà e astrazione.


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