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La mia vita in monopattino (a faccia in giù)

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Avete presente lo stupore?

Quello della sorpresa dell’uovo di Pasqua per esempio.

O quello della mattina di Natale. Insomma, lo stupore che si prova quando qualcosa entra per la prima volta a far parte della nostra vita.

Un po’ come l’amore in effetti.

Ora, paragonare Swiss-Go all’amore mi sembra una marchetta troppo evidente, onestamente.

Però sicuramente andare su un monopattino elettrico è un po’ come avere delle relazioni.

Di qualsiasi tipo.

Le relazioni sono un campo minato, un tacco su un uovo, un monopattino sul ciottolo

Non so se ci avete mai pensato, ma le persone sono l’unità di misura di noi stessi.

Ci aiutano a capire a che punto siamo con noi, con le nostre emozioni, con quello che vediamo.

Gli altri in qualche modo ci dicono come stiamo andando sul mondo.

E chi fa la stessa cosa? Inutile che lo dica. Lo avete capito.

Il modo in cui cerchi il tuo equilibrio sul monopattino elettrico, è lo stesso con cui cerchi un equilibrio con gli altri, ogni giorno

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Non sai con chi hai a che fare.

Non consoci la sua storia, cerchi di entrarci nel meglio di ciò che puoi essere, anche fingendo di essere.

Perché gli altri in qualche modo sono qua a dirci chi siamo, quanto valiamo, come e cosa possiamo diventare.

E il nostro viaggio in questo mondo, e in questa direzione, è un monopattino sui ciottoli.

E sapete cosa succede se i ciottoli sono messi male? Che il mio viaggio finisce a faccia in giù.

È questo il punto di tutto ciò. Quando sono caduta, stavo cercando di raggiungere uno zenith emotivo per affrontare il mio mondo relazionale.

Ed è lì, nel momento in cui cercavo un equilibrio tra chi sono io, e quello che sento di poter o voler essere con gli altri, che mi sono smaltata a terra.

Non dico che sia una cosa che succede a chiunque va su in monopattino, di sicuro è qualcosa che succede se quel monopattino diventa un prolungamento del tuo braccio, della tua esistenza.

Il mio monopattino si chiama Ugo comunque

Questo viaggio nel mondo delle relazioni è un terreno insidioso, in salita, e alla fine anche evolutivo, che mi piace affrontare con Ugo.

Perché Ugo è un momento di aria fresca sul viso, è il momento in cui il mio baricentro deve essere in asse per poter andare avanti.

E poi se non si avanti va bene lo stesso, è il modo che ha Ugo di dirti che devi stare più centrato, più concentrato, più presente.

È il suo modo di dirti che devi esserci… Esattamente come in amicizia, in amore, o sul lavoro

Cominciamo ad abbandonare l’idea di dover essere qualcosa che non siamo, cominciamo a conoscere il nostro baricentro, chi siamo, a guardarci al di là di come ci guardano gli altri, e ad essere accolti per quello che siamo.

Ugo ci dice qual è il nostro modo di affrontare il mondo, sta a noi guardarlo e accoglierlo.

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