Quando si parla di fotografia di ritratto, la prima domanda che mi faccio è sempre la stessa: quale macchina e quali obiettivi scegliere per ottenere il risultato perfetto?
In casa Canon la risposta parte da un corpo macchina preciso: la Canon EOS R5 Mark II.
Poi, subito dopo, arriva la vera domanda: quale obiettivo scegliere per esaltarla?
Perché parto dalla Canon EOS R5 Mark II
Per me è la macchina che rappresenta al meglio l’espressività del ritratto in casa Canon, e i motivi sono diversi.
Il suo sensore Stacked da 45 megapixel cattura ogni sfumatura di dettaglio nascosta sul volto, permettendomi di trasmettere esattamente l’emozione che voglio raccontare.
E in un ritratto, dove il soggetto è specifico, preciso e ben delineato, avere quel livello di dettaglio aiuta davvero a tirar fuori la foto perfetta.
C’è poi la scienza del colore Canon, che sugli skintone dà il suo massimo: i colori della pelle e le sfumature vengono resi al meglio, anche sfruttando la gamma dinamica della R5 nel passaggio tra alte e basse luci, in maniera morbida e graduale.
Non manca il lato più tecnologico: l’upscaling fino a 180 megapixel, le integrazioni IA per la gestione di file e rumore, e un autofocus su cui vale la pena spendere due parole.
In studio l’autofocus non è la priorità assoluta, ma appena si esce a scattare ritratti ambientati, magari in street photography, un autofocus affidabile diventa fondamentale.
La priorità di riconoscimento volto permette di impostare la macchina in modo che riconosca esattamente il soggetto scelto e mantenga il fuoco su di lui.
A questo si aggiunge l’Eye Control, che con un mirino elettronico di alto livello permette di mettere a fuoco semplicemente puntando l’occhio dove si vuole guardare.
Tre obiettivi Canon per ritratto, tre modi di raccontare un volto
Detto questo, se la macchina è importante, gli obiettivi lo sono altrettanto.
Per il ritratto punto su tre ottiche che restano in un segmento decisamente alto: il 50mm F1.2, l’85mm F1.2 e il 135mm F1.8.
Sono tre lenti che condividono un’apertura molto ampia e quindi un controllo massimo sulla profondità di campo.
Le ottiche molto aperte permettono di ottenere effetti a profondità di campo bassissima ma non vanno abusate: non è detto che un’ottica F1.2 debba per forza essere usata sempre a tutta apertura.
Usarla così, quando serve un effetto specifico, resta comunque una scelta che garantisce qualità e dettaglio massimi.
Al di là di questo, la vera scelta tra le tre non riguarda giusto o sbagliato ma la lunghezza focale più corretta per quello che si vuole raccontare.
Il 50mm F1.2: intimità e contesto

Rispetto al classico taglio da ritratto, il 50mm ha un’apertura di campo leggermente più ampia e proprio per questo lo trovo bellissimo per due motivi.
Il primo è che permette di entrare più a stretto contatto con il soggetto: con il 50mm si tende a stare più vicini, creando un rapporto più intimo e tirando fuori certe emozioni che con focali più strette sono più difficili da ottenere.
Il secondo è che integra meglio il soggetto all’interno dell’ambiente, quando interessa non solo il volto ma anche il contesto in cui si trova.
Restando comunque su una focale normale, tendente al tele, si mantengono le proporzioni giuste del volto, senza le deformazioni tipiche di un grandangolo spinto.
L’85mm F1.2L: la lente da ritratto per antonomasia

Se devo indicarne una, l’85mm è probabilmente la lente da ritratto per eccellenza.
È la prima a cui si pensa quando si parla di questo genere fotografico, perché restituisce proporzioni del viso praticamente perfette e permette di isolare bene il soggetto, staccandolo dallo sfondo.
Utilizzandola a F1.2, ragazzi, cioè un 85mm F1.2, si ottiene un effetto particolarissimo, da usare però con consapevolezza per non rischiare di perdere troppo dettaglio.
Utilizzata con criterio, resta per me la lente perfetta per il ritratto.
Il 135mm F1.8: isolamento estremo

All’estremo opposto rispetto al 50mm si trova il 135mm: un’altra lente fissa che apre tantissimo, il che per un 135mm è già di per sé fuori dal comune.
Anche qui il dettaglio è massimo ma l’effetto cambia rispetto al 50mm: il soggetto viene isolato ancora di più, più di quanto non facciano il 50mm e l’85mm.
È la scelta giusta quando si vuole un look concentrato solo sul volto o sul singolo dettaglio, con piani molto staccati.
Se con il 50mm ci si avvicina, con il 135mm si mantiene un occhio più distante, creando comunque un contatto con il soggetto, ma con un effetto quasi di distacco, di osservazione esterna, capace di dare un look davvero unico al volto ritratto.
Conclusione
Tra Canon EOS R5 Mark II, 50mm F1.2, 85mm F1.2L e 135mm F1.8 non esiste una combinazione giusta o sbagliata in assoluto.
Conta conoscere lo stile che si vuole adottare e scegliere la configurazione più adatta alle foto che si vogliono realizzare.
Tre ottiche, tre modi diversi di raccontare lo stesso volto: sta a chi scatta decidere quale storia vuole raccontare.
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