Ultimamente mi sono imbattuto nella mostra al Centro Pecci di Prato dedicata a Luigi Ghirri.
Si intitola βLuigi Ghirri. Polaroid β79ββ83β.
Non ci sono ancora stato, ma Γ¨ bastata a suggerirmi unβidea: scrivere di Ghirri e della sua fotografia.
Luigi Ghirri nasce nel 1943 a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia.
Inizia a fotografare a ventisette anni, e in poco tempo realizza uno dei suoi primi lavori fondamentali, βColazione sullβerbaβ, avviato nel 1972.
GiΓ in queste immagini emerge con chiarezza la sua visione, semplice e basata sul quotidiano, ma comunque con qualcosa di particolare, di prettamente suo.
La sua formazione e il suo lavoro come geometra sono evidenti nelle sue foto.
Ghirri studia e rappresenta lβarchitettura e i paesaggi urbani, βmisuraβ e fotografa lo spazio intorno a sΓ©, quello che incontra quotidianamente.
Molte delle sue fotografie nascono letteralmente lungo il tragitto casa-lavoro, mentre si reca ogni giorno in unβazienda immobiliare a Modena.
Sono foto di cose che tutte le persone vedevano tutti i giorni, in apparenza nulla di eccezionale.

Γ proprio qui che affiora con forza lβestetica degli anni Settanta, come quartieri della medio-borghesia con villette con piccoli giardini curati, alberi simmetrici e nanetti da giardino.
Spazi ordinati e spesso anonimi.
Gli stessi che, in parte, lui stesso contribuiva a disegnare e organizzare nel suo lavoro quotidiano.
Unβinfluenza fondamentale Γ¨ quella di Walker Evans, che segna profondamente anche i coniugi Becher.
Ghirri lo riconosce apertamente e in βNiente di antico sotto il soleβ riflette sul suo riferimento visivo.
ββ¦con il suo lavoro [di Walker Evans, n.d.r.] si entra in una relazione di affetto, quasi un principio di innamoramento; i luoghi, gli spazi, i volti diventano immediatamente riconoscibili, familiari, abitabili. Nessuna violenza, nessuno choc, visivo o emozionale, nessuna sdolcinatura; quello di Evans Γ¨ uno stato di Β«tenerezzaΒ» nei confronti del mondo, una sensazione di unitΓ e sintonia. Ogni parte del paesaggio, dai tetti delle case alle insegne sui muri, sembra attendere che si posi lo sguardo amorevole di Evans per essere riconosciuta. Nessuno steccato oltre la casa per esilii definitivi o provvisori.β
Come Evans, Ghirri fotografa la realtΓ cosΓ¬ comβΓ¨, senza forzarne il significato e senza caricarla di simboli evidenti.

Franco Vaccari, fotografo e collega di Ghirri, modenese come lui, sintetizza bene questo approccio:
Β«La sua fotografia Γ¨ asciutta, guarda direttamente le cose; non ammicca, non cerca la complicitΓ di chi guardaΒ».
Una fotografia molto diversa dalle foto sensazionalistiche e dβimpatto che altri colleghi fotografi portavano avanti.
Anche il colore segue questa logica; i colori delle fotografie di Ghirri sono infatti colori tenui, spesso tendenti pastello.
Niente saturazioni alla Martin Parr.
Fu anche uno dei primi a usare la fotografia a colori in Italia, nella stessa linea avviata in America da fotografi come Joel Meyerowitz.
Ghirri fa di piΓΉ, facendo diventare il colore un linguaggio, non un semplice ornamento alla fotografia che prima.
Lo stesso dice che utilizzava il colore perchΓ©: βil mondo reale non Γ¨ in bianco e nero e perchΓ© sono state inventate le pellicole e le carte per la fotografia a coloriβ.
Le sue fotografie sono per lo piΓΉ fotografie di viaggio.
Vuole mostrare dei luoghi allo spettatore, trasportandolo a fare un viaggio attraverso le sue immagini.
βQuando viaggio, faccio due tipi di fotografie. Quelle solite, che fanno tutti, e che in fin dei conti mi interessano poco o niente, e poi le altre, quelle a cui veramente tengo, le sole che considero βmieβ davveroβ.
I suoi sono luoghi silenziosi e minimali.
Spesso non ci sono persone, o se ci sono rappresentano soggetti inserite in un contesto.
Viaggio in Italia

Allβinizio degli anni Ottanta Luigi Ghirri avvia un lavoro di confronto e coordinamento con un gruppo di fotografi che, da prospettive diverse, stanno osservando il paesaggio italiano e le sue trasformazioni, anche sociali.
Non si tratta di un movimento strutturato, nΓ© di una scuola, ma di una convergenza di sguardi che condividono alcune scelte precise come lβattenzione per i luoghi ordinari e il rifiuto dellβimmagine spettacolare.
Ghirri seleziona diversi autori, tra cui Gabriele Basilico , Guido Guidi e Mimmo Jodice, e costruisce una sequenza di 86 fotografie che confluiscono nel volume Viaggio in Italia.
Il libro viene pubblicato nel 1984 da Il Quadrante e nello stesso anno viene presentato alla Pinacoteca Provinciale di Bari in occasione della mostra collettiva con lo stesso nome, Viaggio in Italia.
Fin dal risvolto di copertina Γ¨ chiaro lβintento del progetto.
Viaggio in Italia non vuole essere una ricognizione geografica del paese, nΓ© un atlante dei suoi luoghi emblematici.
Lβoggetto reale dellβindagine Γ¨ la fotografia italiana stessa, il suo stato in quel momento storico e le direzioni che sta iniziando a prendere.
Γ un viaggio che riguarda il linguaggio prima ancora del territorio.
Lo stesso risvolto infatti dichiara βViaggio in Italia nasce dalla necessitΓ di compiere un viaggio nel nuovo della fotografia italiana, e, in particolare per vedere come una generazione di fotografi, lasciato da parte il mito dei viaggi esotici, del reportage sensazionale, dellβanalisi formalistica, e della creativitΓ presunta e forzata, ha invece rivolto lo sguardo sulla realtΓ e sul paesaggio che ci sta intornoβ.
In questo senso, il riferimento alla fotografia americana Γ¨ esplicito.
Walker Evans Γ¨ un antecedente riconosciuto, e lβesperienza dei New Topographics aveva giΓ mostrato, pochi anni prima, la possibilitΓ di una fotografia collettiva del paesaggio costruita sullβordinario e sulle tracce lasciate dallβuomo nel territorio.
Tuttavia, Viaggio in Italia non puΓ² essere letto come una semplice trasposizione di quel modello.
A differenza del contesto statunitense, dove lβantropizzazione si manifesta spesso come intervento recente su territori precedentemente naturali, in Italia il paesaggio Γ¨ il risultato di una lunga sedimentazione storica.
Le immagini di Ghirri tengono conto di questa stratificazione e cultura, che rendono il territorio italiano difficilmente riducibile a un sistema uniforme.
Anche sul piano dellβapproccio emerge una differenza significativa.
I New Topographics adottano un linguaggio fortemente impersonale e descrittivo, orientato a registrare il paesaggio come dato oggettivo.
In Ghirri questa distanza Γ¨ meno marcata, cβΓ¨ la visione personale del fotografo nella foto.
Viaggio in Italia diventa così un punto di riferimento, più che un manifesto, e segna uno spartiacque nel modo di pensare il paesaggio nella fotografia italiana contemporanea.
Luigi Ghirri. Polaroid β79-β83

Chiudendo il cerchio con cui avevo iniziato questo articolo, al Centro Pecci di Prato, Γ¨ stata da poco inaugurata una mostra che raccoglie le Polaroid scattate da Ghirri in quattro anni dal 1979 al 1983.
A cura di Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, la mostra Γ¨ stata organizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri, nata per volere delle figlie del fotografo, Adele e Ilaria.
βLa Fondazione nasce per volontΓ delle Eredi Ghirri, con lβintento di continuare il lavoro di divulgazione dellβopera e del pensiero dellβautore, e di promuovere la cultura fotografica in Italia e nel mondo, favorendo il dialogo con altre discipline, linguaggi artistici e nuove generazioniβ
Sul sito di Centro Pecci si legge:
βLa mostra propone unβampia selezione di polaroid scattate da Ghirri tra il 1979 e il 1983. Allβepoca, lβazienda Polaroid gli aveva garantito una vasta fornitura di pellicole e macchine, avvicinandolo allβutilizzo della fotografia a sviluppo istantaneo. Tra il 1980 e il 1981 Ghirri Γ¨ invitato ad Amsterdam, nellβallora sede europea dellβazienda, per provare la Polaroid 20×24 Instant Land Camera, capace di scattare in poco piΓΉ di un minuto istantanee extra large.β
La mostra è visitabile fino al 10 maggio, dal mercoledì alla domenica, h 10-19.
E tu? In che modo fotografi il paesaggio?
Per approfondire






