Dopo averti parlato del fotografo Mario Giacomelli, in questo articolo approfondiremo un suo scatto iconico, ovvero “Il bambino di Scanno”.

Scanno, piccolo borgo montano abruzzese con le sue case di pietra, i vicoli stretti, le scale, le sue figure avvolte nei tabarri neri.

È stata per molti anni meta di fotografi amatori e di grandi nomi del mondo della fotografia tra i quali:

tanto da meritarsi il titolo di “borgo dei fotografi” e da avere una via chiamata Via dei Fotografi.

Il bambino di scanno, mario giacomelli

Nel 1957 Mario Giacomelli arriva per la prima volta a Scanno in compagnia dell’amico fotografo Renzo Tortelli.

Rimane immediatamente travolto dal suo fascino antico tanto da scaraventarsi letteralmente fuori dall’automobile appena arrivato in paese e scattare senza sosta tutto il giorno.

Tra le fotografie scattate quell’anno e quelle del 1959, Il bambino di Scanno rimane  quella più conosciuta e legata alla fama dell’artista, anche a livello internazionale, dal momento che John Szarkowski, allora direttore della sezione fotografia del MoMa di New York, la volle come unica fotografia italiana esposta tra le cento della mostra The Photographer’s Eye nel 1964.

L’immagine, in un bianco e nero molto contrastato, ha come suo fulcro la figura centrale del bambino, unico personaggio a fuoco all’interno dell’inquadratura.

Particolare del Bambino di Scanno, Giacomelli, 1957

Il ragazzo, avvolto in un’aura chiara, accentuata da una mascheratura in fase di stampa, avanza verso il fotografo con lo sguardo in macchina e le mani in tasca.

Il protagonista dello scatto sembra quasi estraneo alla scena, un intruso piombato lì per caso, tanto da sembrare quasi irreale.

Due donne in primo piano, avvolte nei tipici abiti scuri, avanzano verso l’esterno dell’inquadratura con lo sguardo basso.

La donna a sinistra ha il volto parzialmente coperto da una stoffa utilizzata nelle situazioni di lutto.

Lo sfondo è occupato da una chiesa e da altre figure di donne quasi indistinte che si accingono presumibilmente al rientro nelle loro abitazioni dopo aver partecipato alla messa.

L’immagine ha un magnetico potere evocativo, ci trascina quasi senza consapevolezza in un tempo senza tempo, in un luogo che appare allo stesso momento reale ed evanescente, teatro della vita e della morte in cui le figure galleggiano come sospese, avvolte nel silenzio, in un inquietante percorso del quale non vediamo la meta.

Il lavoro di Giacomelli su Scanno è quanto di più lontano ci sia dalla fotografia reportagistica e documentaria. 

Racconto-Reportage, Il bambino di Scanno, Guerra - Giacomelli

Il suo tratto distintivo, il suo sguardo unico ed irripetibile lo ritroviamo anche qui.

In queste immagini la visione personale dell’autore trasforma il paesaggio e le figure rendendole degli spettri su sfondo bianco.

Simona Guerra, giornalista e nipote di Giacomelli, è ritornata anni fa a Scanno alla ricerca di quel bambino.

Dai suoi studi è nato nel 2016 un piccolo volume edito da Postcart, un racconto-reportage che indaga, in maniera approfondita ed inedita, una delle più iconiche immagini del secolo scorso.


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1 commento

  1. Giocomelli è stato ed è ancora “Un Grande” della fotografia mondiale. Fuori dagli schemi e dagli stili del tempo. Per questo unico e irripetibile.

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