IDA – Storytelling

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IDA - Lo storytelling di Benedetta Boveri

“Di colpo lei si ferma e mi dice: Qual è il mio nome? Mi piace pensare che nel suo non sapere più chi è e dove è, ci sia spazio per tutti quei pensieri, quelle paure e quelle domande che accompagnano l’esistenza di ogni essere umano.”

L. Baldassini

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“Dove ho messo le chiavi di casa?” ed ancora, “dove sono le mie chiavi di casa?”

Tutto cominciò così, con una manciata di parole, ripetute troppe volte ed un paio di occhi assenti.

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“Sarà l’età… sarà la stanchezza…”

Mille sarà o forse la semplice volontà di chiudere gli occhi davanti ad una realtà che si faceva giorno per giorno sempre più nitida.

Fuori c’è il sole.

Agosto 2015.

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Genova profuma d’estate, di mare, di sale.

Ida attende seduta nell’afosa stanza dell’ospedale il referto della sua visita, lo sguardo perso, apatico: niente sembra avere più importanza.

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Niente sembra avere più importanza perché quello stesso agosto, a quelle che venivano definite da mesi come semplici dimenticanze causate dell’invecchiamento, viene attribuito il vero nome: morbo di Alzheimer.

La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e solo in Italia si stimano circa 500 mila ammalati

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È la forma più comune di demenza senile, uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali che implica serie difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività quotidiane.

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Ida è una donna forte, che fin da giovane ha dovuto affrontare le difficoltà che la vita le ha riservato.

Un figlio schizofrenico, l’impegno e la dedizione del doverlo crescere da sola.

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Ha sempre dovuto pensare a tutto, fino al giorno in cui quel tutto è stato cancellato dall’Alzheimer.

Oggi vive in un limbo tra ricordi lontani ed un grande vuoto in mezzo, ma non ha perso la sua forza e la sua voglia di vivere e di affrontare con positività ogni ostacolo che la sua malattia le pone davanti.

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Ho deciso di seguire silenziosamente la sua storia, entrando nella sua vita, nella sua casa, nella sua anima.

Ho voluto evitare di mostrare i momenti di dolore e sofferenza, cercando
di catturare quei piccoli istanti in cui riesce ad essere ancora padrona di se stessa.

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Per non dimenticare mai la grande persona che è, e per avere la forza di ricordarlo anche a lei ogni volta che lo dimenticherà.


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Benedetta Boveri, nata a Genova nel 1992.

Dopo il liceo inizia un percorso universitario alla facoltà di psicologia, per poi passare a studiare Fotografia, sua grande passione, allo IED di Milano.

Fotografa ritrattista, ama però sperimentare anche con lo still life e spazia fino alla moda
indossata.

Tutt’oggi continua con dei progetti di ricerca personale, le cui ispirazioni arrivano da i volti delle ragazze che ritrae, i fiori e il mare.

1 commento

  1. Ho conosciuto Ida e solo a pensarla mi commuovo. La vita le è stata matrigna, ma la sua forza e la sua fede l’hanno sostenuta fino alla fine. Non ha mai chiesto nulla alla vita, ma a lei è stato chiesto tanto. Voglio credere che Dio le abbia risparmiato la sofferenza di riconoscere gli ultimi tempi, come una grazia, e che fosse là, ad aspettarla a braccia aperte, come per dire: “vieni, ti ho aspettato tanto. Ora puoi finalmente riposare.”. Ciao Ida. Un giorno ti rivedremo. E sarà un giorno pieno di luce.

    Benedetta ha saputo coglierne l’anima.

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