Il Caffè Fotografico: intervista a Benedetta Boveri

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Benedetta Boveri
28 anni
Milano/Genova
Fotografa di Ritratto

Come è entrata la fotografia nella tua vita?

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È iniziato tutto tramite mio papà, appassionato di fotografia.

All’epoca aveva la camera oscura a casa, in bagno, e mi affascinava vederlo che sviluppava e stampava le sue foto.

Per una bambina di 6 o 7 anni è pura magia.

E poi mi ha sempre affascinata la luce, fin da piccola, forse appunto anche merito delle fotografie di papà.

Quali sono gli autori che hanno maggiormente influenzato la tua visione?

Sicuramente Richard Avedon per la semplicità con cui sapeva cogliere l’essenza e la spontaneità dei suoi soggetti e Jack Davison per il suo linguaggio fotografico e per il tipo di post-produzione.

Che ruolo pensi ricopra la fotografia nel mondo attuale?

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Penso stia perdendo un po’ del suo valore rispetto al passato, che sia sempre più vicina al mondo commerciale.

Oggi è diventato facile fare fotografie, ma forse questo aiuta a distinguere quelli oggettivamente più bravi, con un occhio diverso.

Quanto pensi che l’attrezzatura sia importante per realizzare immagini?

Ho sempre avuto l’idea che contasse poco, tranne che in casi specifici, ovviamente.

La cosa più importante credo che sia l’occhio, poi il mezzo è semplice necessità di supporto tecnologico.

Cosa non deve mai mancare nel kit del fotografo?

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Un pannello per schiarire, da poter utilizzare anche come softbox per la luce del sole all’occorrenza (ad esempio il sole di giornate molto limpide che crea ombre molto dure) e uno specchietto, sia da usare per creare delle luci, sia per farci riflettere dentro i soggetti.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Il mio sogno più grande è realizzarmi e affermarmi come ritrattista, magari avendo un piccolo studio di appoggio dove poter tornare a post-produrre e scattare di tanto in tanto, ma anche, e forse soprattutto, facendo ritratti itineranti.


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2 Commenti

  1. Quando dici …..”…..Un pannello per schiarire, da poter utilizzare anche come softbox per la luce del sole all’occorrenza (ad esempio il sole di giornate molto limpide che crea ombre molto dure) e uno specchietto, sia da usare per creare delle luci, sia per farci riflettere dentro i soggetti.” vorrei approfondire il discorso. Non faccio la PP,solo obiettivi di vario genere. Ho 66 ann,ida quando avevo 10 anni fotografo e mi appassiona la “Fotografia” (La fotografia con la “F” maiuscola….”
    Grazie

    • Buongiorno Maurizio !
      Il pannello da usare come schiarita/softbox per la luce del sole che intende Benedetta sono pannelli bianchi in materiali che permettono alla luce di filtrare, così che funzionino da schiarita se disposti, grossomodo, sole-soggetto-pannello, oppure come softbox nell’utilizzo sole-pannello-soggetto, in modo da ammorbidire le ombre.
      Gli specchietti invece hanno la funzione di riflettere la luce in punti specifici, nel ritratto degli esempi possono essere un occhio, l’angolo della bocca, un orecchino ecc. è una tecnica molto utilizzata nello anche still life quella dello specchietto.
      Per quanto riguarda i soggetti riflessi nello specchietto è semplicemente una scelta compositiva, ossia di inquadrare il riflesso del soggetto anziché direttamente il soggetto stesso.

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