Eccoci giunti ad un nuovo appuntamento con “I grandi fotografi contemporanei“: dopo Cindy Sherman oggi ti parlerò di Gregory Crewdson.

Gregory Crewdson si considera un narratore, usa le immagini per raccontare storie che, però, altro non sono che una proiezione del suo mondo interiore.

Un mondo fatto di contraddizioni, di collisioni tra ordinarietà e straordinarietà, estremo realismo e mistero.

Nato a New York nel 1962, Crewdson è considerato uno degli esponenti più importanti della Staged Photography.

Dopo una breve parentesi come chitarrista nel gruppo The Speedies, l’artista approda alla fotografia conseguendo, nel 1988, il Master of Fine Art presso la Yale University.

Gregory Crewdson Untitled (Ophelia), Twilight, 2001

Le sue immagini, simili a dei film stills, sono frutto di una lunga e meticolosa progettazione nella quale neanche il più piccolo degli elementi è lasciato al caso.

Molti dei suoi lavori sono ambientati nei sobborghi della provincia americana.

Luoghi anonimi in cui i riferimenti temporali vengono totalmente cancellati per creare dei perfetti momenti di sospensione in cui i rimandi ad un prima o ad un poi vengono totalmente lasciati alla mercé dello spettatore.

G.C., Dream house, 2002

Per realizzare le sue fotografie, rigorosamente di grande formato, Crewdson allestisce un vero e proprio set servendosi di una troupe cinematografica della quale fanno parte scenografi, truccatori, elettricisti e l’immancabile direttore della fotografia Rick Sands, suo collaboratore da diversi anni.

L’artista modifica la location attraverso macchine per la produzione di pioggia, neve, nebbia, allagando strade e, quando serve, incendiando abitazioni. 

La luce preferita da Crewdson è quella del tramonto.

Perché a quell’ora la luce naturale può essere modificata più facilmente dai numerosi illuminatori artificiali presenti sul set, inoltre il finire del giorno è un momento di confine tra la dimensione pubblica e privata, tra la luce ed il buio, un breve spazio di sospensione tra due fasi, una misteriosa zona d’ombra.

G. Crewdson, Untitled, Beneath the Roses, 2003

Tra i suoi lavori più importanti troviamo:

Twilight (1998-2002), nel quale l’artista mette in scena l’incontro tra domestico e fantastico creando atmosfere rarefatte e misteriose.

Le immagini uniscono, in maniera magistrale, il realismo della quotidianità con sofisticate illuminazioni ed effetti speciali;

Dream house (2002), 12 fotografie commissionate dal New York Times Magazine in cui protagonisti sono gli spazi anonimi di una città di provincia del Vermont.

Nella serie, gli spazi ordinari contrastano con le espressioni dei personaggi, interpretati da famosi attori hollywoodiani, ridotti a comparse, figure presenti all’interno dell’inquadratura eppure totalmente assenti dalla scena;

Cathedral of the pines, realizzato tra il 2013 e il 2014.

La raccolta prende il titolo dal nome di un sentiero nelle Berkshire.

Crewdson sposta la location dei suoi set nelle foreste intorno alla città di Becket rimanendo comunque fedele alla sua caratteristica cifra espressiva.

Il paesaggio naturale funge da amplificatore alle sensazioni di ansia, solitudine e spaesamento, che sono una costante delle sue immagini.

G. Crewdson Beneath the Bridge, Cathedral of the pines, 2014

Gregory Crewdson è uno degli autori più importanti del panorama internazionale.

Un fotografo visionario ed originale capace di coniugare perfezione estetica e profondità espressiva in ognuna delle immagini prodotte nella sua carriera.

Le sue opere sono state esposte in alcuni dei più prestigiosi musei americani quali il Metropolitan Museum of Art, il Whitney Museum of American Art e il Brooklyn Museum.


Se ti è piaciuto questo articolo su Gregory Crewdson allora continua a seguirci!

A breve uscirà l’articolo di approfondimento di uno dei suoi scatti più iconici.

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