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Cindy Sherman, “I miei scatti peggiori sono quelli in cui c’è troppo di me”

Cindy Sherman, grandi fotografi contemporanei

Quale artista è più attuale di Cindy Sherman? Forse nessuno.

Nonostante i 50 anni di carriera e le innumerevoli serie realizzate dagli anni ‘70 fino ad oggi, la Sherman è il contemporaneo.

La sua ricerca sugli stereotipi femminili, sull’immagine sociale, sull’ossessione dell’apparire, risulta quanto mai attuale nell’epoca dei selfie e di Instagram.

Nata nel 1954 in New Jersey, ultima di cinque figli, sin da piccola mostra un interesse per il travestimento, probabilmente per attirare l’attenzione all’interno della sua famiglia numerosa.

Si iscrive alla SUNY di Buffalo per studiare Arte Visive, ma non riesce ad accedere al corso di fotografia risultando insufficiente all’esame preliminare di stampa.

Si dedica, quindi, inizialmente alla pittura, disciplina che, però, abbandonerà presto per dedicarsi completamente alla fotografia.

Cindy Sherman, Untitled Film Still #48, 1979

In quegli anni si lega sentimentalmente a Robert Longo, artista, fotografo e regista, insieme al quale, grazie alla collaborazione di Charles Clough, Nancy Dwyer e Michael Zwack, fonda uno spazio espositivo a Buffalo: la Hallwalls Gallery.

Nel 1976 si trasferisce a New York e l’anno successivo inizia la serie Untitled Film still.

Il lavoro, composto da 69 immagini di piccolo formato in bianco e nero, sarà quello che le darà la notorietà e la consacrerà come una delle artiste più quotate del mercato dell’arte.

Le fotografie si ispirano a film inesistenti degli anni ‘50-‘60.

Cindy Sherman progetta, costruisce e mette in scena l’immaginario femminile che traspare dalla cinematografia di quegli anni.

Le immagini rimandano ai film di Hitchcock, Antonioni, al Neorealismo e ai film di serie B americani.

Cindy Sherman, Untitled #465, 2008

Ogni immagine di questa serie racconta una storia nella quale lo spettatore è libero di cercare rimandi e connessioni personali.

I personaggi interpretati vanno dalla casalinga alla viaggiatrice, dalla giovane donna in carriera alla vamp.

Le tipologie alle quali si ispira rappresentano categorie culturali ed identitarie che nascondono emozioni ed ambiguità racchiuse nello sguardo e nella postura della protagonista.

Negli anni ‘80 la Sherman abbandona il bianco e nero ed inizia la sua produzione a colori con stampe di grande formato.

Nel 1985 realizza Fairy Tales, una serie commissionata da Vanity Fair, che poi non vorrà pubblicare, nella quale introduce manichini e protesi con l’intento di esagerare e rendere grotteschi i personaggi interpretati.

Cindy Sherman, Untitled #216, 1989

Tra il 1988 e il 1990, dopo un lungo soggiorno a Roma, realizza il ciclo History Portraits, nel quale indaga i modelli di rappresentazione della storia dell’arte del periodo Rinascimentale, Barocco e Neoclassico.

  • Madonne con bambino
  • Aristocratici
  • Sacerdoti
  • Pitture iconiche

Diventano, per questa eclettica artista, materiale vivo, grazie alla sua capacità di produrre immagini caricaturali e disturbanti attraverso costumi, make up estremi e protesi.


Continua a seguirci: a breve, come al solito, uscirà l’approfondimento su uno scatto iconico di Cindy Sherman!

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