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Una foto, una storia: Fumo sull’acqua – Smoke on the water

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Smoke on the water_Deep Purple

Smoke on the water – Montreux, 4 dicembre 1971, ore 16,00

Anche se abitava a Ginevra, Alain andava spesso a Montreux per ascoltare i concerti di musica che si tenevano al Casinò.

Adesso è di nuovo lì, con un gruppo di amici, per partecipare al Montreux Jazz Festival, dove si esibiscono Frank Zappa e i Mothers of Inventions.

Frank è il suo idolo da quando ha tredici anni e in camera c’è affisso un manifesto del gruppo, quello in cui i musicisti posano con dei neonati in braccio: l’aveva sempre trovata una foto divertente, proprio nello spirito libero di Zappa.

Insieme ad almeno altre tremila persone, sedute per terra, su qualche cuscino o sulle giacche arrotolate, da meno d’un paio d’ore Alain segue il ritmo della musica che esce a palla dai grandi amplificatori.

L’aria sta facendo pesante, con fumo e sudore che si incollano alla pelle, e l’atmosfera è sempre più calda, forse grazie anche a qualche ‘sigaretta’ che gira di mano in mano.

Un lungo applauso del pubblico accoglie Zappa che, salito sul palco con una caffettiera in mano e un lungo cappotto nero addosso, annuncia il pezzo seguente, Call Any Vegetable, mentre le luci del palco diventano verdi, con grande sorpresa di tutti.

Adesso è la volta di King Kong, un pezzo di quattro anni prima, ma sempre coinvolgente, poi la scena passa a Don Preston, il tastierista dei Mothers, che si esibisce in un assolo per mini-moog, che viene salutato così tanto dall’entusiasmo del pubblico al punto che un ragazzo tira fuori una pistola lanciarazzi e spara un colpo in alto.

Il razzo centra gli addobbi pronti per il Natale prossimo, appesi al soffitto: le decorazioni in bambù e giunco, i fiori di carta e polistirolo, tutto si accende di luce.

Ma è ancora solo un piccolo fuoco, anche se uno dei Mothers, Howard Kaylan, inizia a urlare “Al fuoco, al fuoco!!!”, come se fosse chissà quale incendio.

La-sala-concerti-del-casinò-in-fiamme-©Alain-Bettex-1971

Il sintetizzatore di Preston smette di suonare e nel silenzio si sente Zappa che invita tutti a uscire con calma, affrettandosi, ma con calma.

Anche i quattro vigili del fuoco presenti stanno facendo uscire le persone più velocemente, che però si attardano, pensando si tratti di poca cosa, un fuoco che si spegnerà presto.

Alain, come tanti altri lasciano addirittura le loro cose, una giacca, una borsa, per ritrovare il posto quando tutto sarà finito, sicuri che il concerto riprenderà.

Intanto l’aria è diventata irrespirabile, manca l’ossigeno, il fumo entra nei polmoni.

Qualcuno tira una sedia alla finestra, per uscire o per far entrare aria pulita, ma la corrente che entra violentemente nella sala alimenta ancora di più le fiamme, che prendono nuova vita e l’incendio si allarga tirando giù pezzi di soffitto, i pannelli acustici cadono sul palco.

La folla inizia ad agitarsi, per fortuna molti sono già usciti, ma nella confusione alcuni rientrano per riprendere gli oggetti lasciati all’interno, strattonando i pompieri e le guardie che cercano di impedirlo.

Altri ragazzi approfittano dei vetri rotti per scappare sul prato sottostante, qualcuno si ferisce con le schegge rotte, ma è roba da poco, l’importante è venire fuori da quello che sta diventando un vero e proprio inferno.

Alain si avvicina a una delle finestre rotte e si affaccia: fuori c’è una sporgenza e, più sotto, il prato del giardino.

In un attimo si appende alla sporgenza e si lascia andare sull’erba, senza conseguenze, allontanandosi subito dall’edificio alla ricerca degli amici.

Li vede uscire da una porta laterale, insieme ad altri, tutti con i poster di Zappa e dei Mothers in mano, uno addirittura col pedale wah-wah della chitarra di Frank.

Frank fuori del Casinò

Anche Alain non può fare a meno di rientrare per portarsi a casa un manifesto, a ricordo di quella incredibile giornata, un’occasione da non perdere, nonostante il rischio.

Forse fa appena in tempo, perché poco dopo il soffitto del salone principale crolla rovinosamente all’interno, sul pavimento e sul palco, lasciando libere le fiamme di alzarsi in alto, a contrasto del cielo scuro della notte ormai scesa sulla tragedia, insieme a scintille che sembrano i fuochi d’artificio di un Natale arrivato con largo anticipo.

Ma insieme ad Alain, ai suoi amici, a migliaia di altre persone, a Zappa, sempre col lungo cappotto nero, e i suoi musicisti, ad ammirare lo spettacolo di quella catastrofe improvvisa, affacciati alla finestra di un hotel vicino ci sono anche cinque musicisti che da quell’incendio avrebbero tirato fuori una delle migliori canzoni degli anni a venire.

Ma questo Alain, tutti gli altri spettatori, e neanche Frank Zappa, ancora non lo sapevano.

* * *

Il racconto che avete appena letto, sul famoso incendio del Casinò di Montreux del 1971, prende spunto dal racconto che ne fece anni più tardi Alain Rieder, allora sedicenne e ora batterista professionista, presente ai fatti.

Deep-Purple-©-1971-Didi-Zill

Le indagini svolte dalla polizia svizzera individuarono in Zdeněk Špička, lo «stupido con una pistola a razzi» (Smoke on the water), che sparò il colpo che incendiò le decorazioni e le tende del salone del Casinò: un profugo cecoslovacco che però riuscì a fuggire dalla Svizzera, facendo perdere le tracce.

Negli stessi giorni del festival, a Montreux soggiornavano anche i Deep Purple, che avrebbero dovuto registrare il loro nuovo album proprio nel Casinò, una volta terminato il festival stesso.

Ora, con l’edificio distrutto, erano costretti a trovare un altro luogo per la registrazione.

Benché fossero arrivati a Montreux con lo Studio Mobile dei Rolling Stones, un grande camion carico di tutta l’attrezzatura per la registrazione, occorreva uno spazio più ampio per suonare: inizialmente il produttore li fece provare al Pavillon, un teatro dall’insonorizzazione inesistente, al punto che i vicini protestarono e chiamarono la polizia.

I musicisti si spostarono così al Grand Hotel un insieme di edifici fine secolo: «Siamo finiti al Grand Hotel / Era vuoto, freddo e spoglio / ma con lo studio mobile dei Rolling Stone lì fuori» (Smoke on the water).

Il contrabbassista losannese Léon Francioli tra le rovine del Casinò ©Alain Bettex 1971

Venne sistemato alla meglio, con qualche materasso lungo le pareti per insonorizzare, qualche luce rossa per l’atmosfera, e nel giro di poche settimane riuscirono a registrare solo sei brani del nuovo album, Machine Head: era troppo poco.

Ci pensarono e decisero di raccontare in musica quello a cui avevano assistito: Ritchie Blackmore si inventò sul momento un’intro di basso, ossessiva e lunga quasi un minuto, prima dell’attacco degli altri strumenti e della voce di Ian Gillan.

A quel punto Roger Glover raccontò di essersi svegliato da un sogno/incubo, in cui aveva rivissuto l’incendio del Casinò, con fumo sull’acqua e fuoco nel cielo.

Aveva trovato il titolo del singolo divenuto il più famoso di sempre: Smoke on the water.

Grazie a uno «stupido con una pistola a razzi».


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