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Una foto, una storia: Migrant Mother – Dorothea Lange

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Dorothe Lange - Migrant Mother

Migrant Mother“, Dorothea Lange: California, un pomeriggio piovoso dei primi giorni di marzo 1936.

L’auto di Dorothea correva veloce lungo la Statale 101.

Su commissione della Resettlement Administration, la fotografa viaggiava per il paese per documentare con immagini la situazione economica delle famiglie rurali in difficoltà, dopo il crollo di Wall Street del 1929, che dovevano essere aiutate dall’agenzia federale.

Aveva appena superato la città di Nipomo quando vide sul bordo della strada un cartello, messo alla buona, che recitava “Accampamento dei raccoglitori di piselli“.

Dorothea Lange Texas 1934 - foto di Paul S.Taylor

Pur riguardando il suo lavoro, Dorothea non ritenne di doversi fermare, aveva già raccolto abbastanza materiale e ora voleva tornare a Berkley, a casa sua.

Eppure, percorse poco più di venti miglia, sentì la necessità di bloccare l’auto, fare inversione di marcia e tornare indietro verso il campo dei raccoglitori.

Dopo una manciata di minuti parcheggiava la sua auto sul confine di quella “terra dove la gioia è sbagliata”, come aveva scritto anni prima il poeta Langston Hughes.

Presa la sua Graflex 4×5 dal sedile del passeggero, si era addentrata nel campo, un enorme agglomerato di baracche e tende, con migliaia e migliaia di raccoglitori di verdura stagionali.

Istintivamente, come attratta da una calamita, si diresse verso una tenda con una donna e dei bambini intorno, scattando un paio di foto mentre camminava.

Quando l’aveva raggiunta si era trovata davanti una giovane donna dallo sguardo fiero, che teneva in braccio un neonato, un paio di bambini erano alle sue spalle e una ragazza sedeva su una sedia a dondolo fuori della tenda.

Migrant Mother - Fotografia

Dorothea Lange non le chiese nulla, neanche il nome, non doveva fare un ritratto, doveva solo documentare la situazione in cui quella famiglia si trovava.

Le chiese soltanto il permesso di poter scattare alcune foto, assicurando che non sarebbero state pubblicate, perché non era una giornalista ma lavorava per conto del governo federale.

Senza cambiare l’espressione dura e diffidente sul volto la donna acconsentì, disse solo che aveva 32 anni.

In pochi minuti Dorothea scattò altre cinque foto, in sequenza.

Prese poi qualche altra foto veloce alle tende vicine, e subito dopo era pronta per ripartire, lasciando quel mondo sospeso di povertà e di fame, una bolla sociale ed economica che, ancora dopo sette anni, non riusciva a scomparire, nonostante gli sforzi del governo.

Florence Owens Thompson, così si chiamava la donna sotto la tenda, osservò la bella signora elegante allontanarsi verso la macchina e pensò alla sua, di macchina, una vecchia berlina Hudson, con cui viaggiava insieme alla famiglia diretta al nord, verso Watsonville, in cerca di lavoro.

Migrant Mother - Photography

All’altezza di Nipomo si era rotta la catena di trasmissione ed ora erano fermi al campo dei raccoglitori, mentre il suo secondo marito, Jim Hill, e i due figli maggiori erano andati in città per cercare di riparare il pezzo rotto.

Lei invece era rimasta al campo per cercare di cucinare qualcosa che somigliasse a una cena, non c’era molto in dispensa.

Si accorse che la sua famiglia, pur avendo poco da mangiare, aveva un po’ di più degli altri abitanti del campo, accorsi a migliaia da tutte le parti degli Stati Uniti per la raccolta dei piselli precoci.

Purtroppo le gelate avevano distrutto le coltivazioni e adesso erano senza lavoro, senza soldi e con tanta fame.

I bambini del campo si erano avvicinati alla tenda, per chiedere qualcosa da mangiare, e Florence li aveva accolti come figli suoi.

Nel frattempo il marito e i ragazzi erano tornati al campo, talmente contenti per la cinghia di trasmissione funzionante che non avevano dato peso al racconto di Florence, a proposito della fotografa.

Lei pensò invece che forse avrebbe potuto chiedere dei soldi in cambio delle foto, poi decise che andava bene ugualmente così.

Non sarebbe stato qualche dollaro in più a cambiare la loro vita.

Migrant Mother 03

Ce l’avevano fatta fino a quel momento, ce l’avrebbero fatta ancora.

Non per nulla nelle sue vene scorreva il sangue dei suoi antenati Cherokee che, pur sconfitti dalle “Giacche Blu”, non avevano mai perso la forza e la dignità di quell’antico popolo di nativi.

Era stato un breve incontro, quello delle due donne, così strano, particolare, quasi lo sfiorarsi di due mondi paralleli, così vicini eppure così distanti, una coincidenza destinata a cambiare le vite di Dorothea e di Florence.

E di tanti altri, senza che nessuno potesse prevederlo.

Contravvenendo alle sue promesse, Dorothea Lange, prima di consegnare le foto all’agenzia federale, inviò quelle di Florence al San Francisco News, che uscì il 10 marzo con un paio di quegli scatti.

La tenda e un primo piano di Florence furono accompagnati da un titolo eloquente:

Cenciosi, affamati, falliti: i raccoglitori vivono nello squallore”, a seguire la didascalia “Decine di famiglie stanche, scoraggiate e affamate come queste oggi attendevano l’arrivo del cibo in un campo di raccoglitori di piselli vicino a Nipomo dopo aver combattuto la fame per sei settimane dopo il fallimento del raccolto”.

Migrant Mother - Articolo San Francisco News 10 marzo 1936

Il giorno successivo lo stesso quotidiano pubblica un altro ritratto di Florence sotto il titolo: “Cosa significa New Deal per questa madre e i suoi bambini?”.

Pochi giorni più tardi il governo federale inviava al campo di Nipomo quasi 10 tonnellate di viveri, oltre a medicine e vestiti.

Ma Florence e la sua famiglia avevano ripreso il viaggio e già si trovavano a Watsonville, la destinazione iniziale.

Solo il caso, la rottura della cinghia, li aveva costretti a fermarsi a Nipomo, quasi avessero un appuntamento con Dorothea Lange.

* * *

Il racconto di fantasia che avete appena letto è frutto della mia curiosità, che trae spunto dalla foto di Dorothea Lange, intitolata “Migrant Mother”.

Lo scatto portò una grande notorietà alla sua autrice, divenuta in seguito una fotografa stimata e conosciuta.

La donna ritratta, pur essendo apparsa su numerosi giornali di tutto il paese ed utilizzata dall’agenzia federale per la propaganda a sostegno degli aiuti del governo, rimase senza nome fino al 1978, quando venne scoperta da Emmett Corrigan, un reporter del periodico californiano Modesto Bee.

Intervistata a proposito di quel periodo, Florence affermò:

«Vorrei che lei non mi avesse scattato la foto. Non riesco a ricavarne un centesimo. Non ha chiesto il mio nome. Ha detto che non avrebbe venduto le foto. Ha detto che me ne avrebbe mandato una copia. Non l’ha mai fatto».

Francobollo del 1998 di Florence Thomson

In seguito lei e i suoi figli cambiarono opinione nei confronti di Dorothea Lange, apprezzando in ritardo il valore sociale della sua foto.

Specie quando nel 1983 Florence si ammalò di cancro e non aveva abbastanza denaro per curarsi.

Suo figlio, Troy Owens, si rivolse al San Jose Mercury News che pubblicò la storia della madre e di quella famosa foto.

L’articolo fece arrivare più di 35.000 dollari al “Fondo per le madri migranti”, insieme a quasi 2.000 lettere di persone che ringraziavano Florence per aver dato loro la speranza di farcela contro le avversità della vita.

Una donna di Santa Clara scrisse: «La famosa foto di tua madre per anni mi ha dato grande forza, orgoglio e dignità, solo perché trasudava così tanto quelle qualità».

In seguito Troy disse che per Florence e la sua famiglia quella foto era stata come una maledizione, per il brutto ricordo che rappresentava, ma poi tutte quelle lettere avevano dato loro un grande senso di orgoglio.

Migrant Mother” morì pochi mesi più tardi, appena compiuti ottant’anni.

Sulla sua tomba una lapide recita: “Madre migrante: una leggenda della forza della maternità americana”.

Una leggenda che continua…

Qui puoi trovare la biografia della fotografa!


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