Il Caffè Fotografico: intervista a Greta Valente

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Greta Valente
24 anni
Milano
Fotografa di Still life e architettura e ricerca personale con Still life e Paesaggio

Come è entrata la fotografia nella tua vita?

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Da che io mi ricordi, fin da piccola, ho sempre preso in mano la macchina fotografica di mio zio.

Ho un sacco di foto in cui gioco con questo oggetto, la mordo.

Crescendo ho cominciato a chiedere ai miei genitori di comprarmi delle usa e getta.

Per me è un modo per fare introspezione, per conoscermi.

Quali sono gli autori che hanno maggiormente influenzato la tua visione?

Wolfgang Tillmans per i suoi still life, l’uso delle luci e il suo interesse per gli oggetti di scarto.

Luigi Ghirri per il suo interesse e la capacità di rendere straordinario il quotidiano.

Il lavoro dei Becher per quanto riguarda la catalogazione e la periferia dello sguardo.

Stephen Shore per il suo racconto del paesaggio urbano americano, estremamente personale.

Rinko Kawauchi per il tipo di utilizzo della luce e la sua attenzione al dettaglio.

Che ruolo pensi ricopra la fotografia nel mondo attuale?

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Penso che possa avere una lettura duplice: viene sia sminuita che esaltata.

Sminuita nella misura della sua facilità di utilizzo, spesso sgrammaticata, ma allo stesso tempo esaltata dalla possibilità di poter fotografare in ogni momento con una vastità enorme di mezzi per farlo.

Quanto pensi che l’attrezzatura sia importante per realizzare immagini?

Secondo me va diviso in due casi: l’ambito professionale e l’ambito personale.

A livello professionale penso sia mediamente importante, penso ad alcune situazioni molto tecniche in fase di scatto o alla finalizzazione di alcune immagini.

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A livello personale invece penso pesi davvero poco.

Ad esempio io scatto tantissimo in analogico.

Quando si è più liberi il mezzo utilizzato è poco rilevante, dipende da cosa senti più tuo.

Cosa non deve mai mancare nel kit del fotografo?

Scotch di carta, treppiede, la lente giusta rispetto a quello che voglio fare in quel momento, una macchina digitale, un’analogica, lo scatto remoto, schede e rullini di scorta, carta e penna.

Ma se dovessi scegliere un solo oggetto direi sicuramente la macchina analogica.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Vorrei realizzare quello che per me è la cosa più importante: riuscire a capirmi e a farmi capire dagli altri mediante la fotografia.


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