Nel vasto panorama della fotografia, pochi artisti sono riusciti a catturare la complessità della vita e dell’essere umano come Anders Petersen.

Con la sua piccola macchina tascabile (una Contax T3) ha esplorato e documentato, nel corso degli ultimi 50 anni, contesti sociali e culturali differenti rimanendo sempre fedele alla sua idea di fotografia.

Una fotografia intuitiva nella quale le immagini, come lui stesso afferma, sono guidate da emozioni e sentimenti più che da costruzioni razionali.

Nato a Stoccolma nel 1944, Anders Petersen si avvicina al mondo dell’arte attraverso la pittura e la scrittura, scoprendo però molto presto di non sentirsi adatto al quel tipo di vita che lo costringeva a trascorrere lunghi periodi al chiuso dello studio o alla scrivania.

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Nel 1966 inizia la scuola di fotografia di Stoccolma, dove insegna Christer Strömholm, capostipite di quella che è conosciuta come la scuola nordica di fotografia.

L’incontro col fotografo fu di fondamentale importanza, per Petersen, sia dal punto di vista professionale che umano.

Gli insegnamenti del maestro, più che volti alla tecnica, si concentrano sull’approccio umano, sul come entrare in contatto con i soggetti senza diventare invadenti, sulla costruzione di una relazione.

Fotografare gli altri per scoprire sé stessi

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La realtà, come nell’espressionismo tedesco, diventa terreno di ricerca del sé, luogo di incontro tra soggettivo e oggettivo.

Nel 1967, ad Amburgo, inizia a fotografare al Café Lehmitz.

Questo locale, frequentato da marinai, lavoratori, prostitute, travestiti, divenne il fulcro del suo lavoro più famoso.

Petersen trascorre quasi tre anni ad immortalare le movimentate notti del bar, creando, attraverso un approccio diretto e crudo, un ritratto intimo e potente di una comunità spesso ai margini della società.

Le sue immagini non sono semplici ritratti, ogni scatto racconta una storia di solitudine, gioia, dolore, desiderio, tessendo una narrazione che va oltre il visivo.

Nel 1970 da questo lavoro nacque una mostra, composta da circa 350 immagini, allestita proprio all’interno del Café, durata solo quattro giorni dal momento che i soggetti ritratti, riconoscendosi nelle immagini, staccarono e portarono con sé le fotografie.

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Negli anni successivi Petersen si dedica ad una serie di lavori sugli Istituti.

Fotografa un ricovero per anziani, un ospedale psichiatrico ed un istituto penitenziario.

Al termine di questa esperienza decide di spostare la sua ricerca sugli spazi aperti costruendo, attraverso i suoi tanti reportage documentari, una variegata geometria emotiva.

Anders Petersen: Napoli

“Napoli è un dono per l’umanità”

Dopo il diario visivo Rome, composto da immagini realizzate nella capitale in tre anni diversi 1984, 2005, 2012, l’ultimo lavoro di Anders Petersen vede come protagonista un’altra città italiana: Napoli.

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Le immagini sono il risultato di una residenza d’artista, commissionata dalla Home Spot Gallery, durata circa un mese e svoltasi in due distinti periodi dell’anno 2022.

Attraverso un bianco e nero contrastato, gli orizzonti spesso inclinati, il punto di vista laterale e/o leggermente dall’alto, l’autore, ci trasporta nel ventre della città, nel suo ritmo frenetico e vitale, nella sua anima complessa e profonda.  

La Napoli di Petersen è un mosaico della quotidianità in cui trovano spazio bellezza, gioia, commozione e rabbia attraverso i piccoli eventi della vita.    

Il fotografo, attraverso il suo obiettivo 35mm, entra nello spazio dell’altro, senza mai invaderlo, si avvicina quanto basta per creare una connessione col suo soggetto, non si pone mai come un voyeur.

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Il suo è un esserci, un abitare lo spazio che si frappone tra lui e l’altro, ed è proprio questa sua empatia, questa sua capacità di relazione a rendere le sue immagini così dirette ed allo stesso tempo delicate.                                 

Anders Petersen ci ricorda, in ogni suo scatto, che la fotografia non è solo un’arte o una tecnica, ma un mezzo per conoscere, conoscersi e connettersi con quello che ci circonda.

Le sue immagini sono frammenti, fugaci attimi strappati al fluire della vita.

Il lavoro composto da 60 fotografie, selezionate tra circa 150, è esposto fino al 31 gennaio 2024 presso la Home Spot Gallery di Napoli.


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