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A-Focus, Interviste ai nostri lettori: Petra Trivilino

A-Focus Petra Trivilino

Continuano le interviste ai nostri lettori: dopo Enzo Valentini, l’ospite di oggi è Petra Trivilino.

Mi chiamo Petra Trivilino, sono nata a Pescara nel 1988 e vivo in un paese vicino Pescara, in Abruzzo.

Sono un Grafico/Web Designer certificato Adobe Photoshop e Flash.

Poetessa per prima vocazione.

Sono un Animal Photographer freelance dal 2018, ovvero un fotografo d’animali con alle spalle importanti collaborazioni con vari Enti abruzzesi, tra cui:

  • Il Parco Nazionale della Majella
  • Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
  • La Riserva Naturale Regionale “Lago di Penne”

Le mie foto sono presenti nel volume “Abruzzo, una Regione in cammino tra memoria e futuro”, edito da Carsa Editore, Pescara.

Nel 2017 ricevo la mia prima reflex e decido di intraprendere questo impegnativo ma bellissimo percorso a scopo professionale, concentrandomi appunto sulla fotografia di animali a 360°, includendo la Pet photography e la Wildlife photography in tutto il percorso intrapreso.

Tengo molto che questo lavoro sia svolto nel rispetto dell’animale e della sua vita.

Per questo, cerco di praticare strettamente una fotografia naturalistica etica prima ancora di cimentarmi nella ricerca dello scatto ideale, soprattutto per quanto riguarda l’appostamento fotografico in natura.

Quale è il tuo genere fotografico preferito/ di quale genere fotografico ti occupi?

Premetto che sono partita da autodidatta con, alle spalle, la mia esperienza da grafico pubblicitario e gli studi di fotografia trasmessi dalla famiglia.

Sono sempre pronta ad imparare, ed essendo una creativa mi piace spaziare in vari campi e generi, compreso il Paesaggio.

Come fotografo d’animali, prediligo i ritratti e le fotografie ambientali, in cui l’animale si mostri inserito nel contesto che gli è proprio, senza forzature, cercando di trasmettere il mio stile personale.

Nei ritratti cerco sempre espressioni particolari, per emozionarmi e cercare di coinvolgere lo spettatore in ciò che gli sto proponendo.

Maya-petra trivilino

Ci racconti il tuo primo ricordo legato alla fotografia?

A sei anni visionai la mia prima macchina fotografica: era una compatta analogica gialla, delle M&M’S, che usavo solo per giocare.

A tredici anni mi regalarono un’altra compatta analogica della Yashica: con questa ho cominciato a fare foto.

Successivamente, nel 2018, appena incominciato questo percorso come autodidatta, tramite il Canon Club Italia partecipai alla mostra Ucop 2018 a Roseto (TE).

In quel frangente, ricevetti un’importante revisione critico/fotografica da un esponente di una illustre casa editrice di fotografia.

Quello fu per me un incontro fondamentale, il primo vero confronto professionale di cui, oggi, posso solo essere riconoscente, perché mi ha aiutata a consolidare il mio stile personale e ad avere una visione d’insieme di ciò che avrebbe potuto essere la mia professionalità.

Potessi ringraziare adesso quella persona, lo farei sicuramente!

Quale artista ti ha ispirato di più o a quale artista ti ispiri in questo momento?

Non mi sono mai ispirata a nessuno in particolare, se non per studiare o approfondire determinati argomenti di ordine tecnico.

Essendo cresciuta nel mondo dell’arte grazie a mia madre, professoressa di Storia dell’Arte, e mio padre, artista e Dirigente di Liceo artistico, avendo io stessa compiuto studi artistici, sono sempre stata concentrata sul mondo della pittura e dell’arte moderna.

In effetti, nei miei scatti cerco spontaneamente di proporre una certa atmosfera artistica perché la sento parte della mia immaginazione.

Se proprio dovessi fare un riferimento alla fotografia professionale internazionale, citerei certamente Michael Kenna, perché è un fotografo capace di estrapolare, da un semplice soggetto, un significato più profondo, tale da affascinare totalmente il fruitore, il tutto unito da grande tecnica ed efficacia immediate.

Le sue foto dedicate all’Abruzzo sono uniche!

Nel mio ambito, non uso ispirarmi ad altri fotografi naturalisti ma sono consapevole che molti di essi, pur non essendo molto conosciuti, abbiano una produzione davvero notevole e meritino la mia grande stima.

Lo scatto/opera realizzata che ti ha dato maggiore soddisfazione?

Ne ho molti, perché ognuno rappresenta un momento preciso di grande concentrazione, pace ed immersione nella natura.

Dovendo scegliere, scelgo Sorpreso, scatto che ritrae un maschietto selvatico di volpe rossa, da me chiamato Tyler, nato vicino casa mia, che ho potuto fotografare tempo fa insieme a sua sorella.

Sorpreso-petra trivilino

L’ho scelto perché è legato a dei bellissimi ricordi, ovvero aver avuto il privilegio di vedere giocare, a debita distanza, due cuccioli di volpe nel loro habitat, senza che si accorgessero della mia presenza.

Gli scatti prodotti in quella situazione mi hanno portato grande commozione e soddisfazione.

Quando hai la possibilità di assistere, senza disturbare, ad avvenimenti come questi, autentici e senza filtri, devi solo ringraziare il Cielo di averli potuti vivere, perché sono momenti irripetibili!

Parlaci un po’ della tua attrezzatura!

Ho finito da poco di mettere insieme un’attrezzatura professionale completa per ciò a cui aspiro.

Rimango ancora molto legata alle reflex.

In particolare alla mia Canon 6D Mark II, eccellente fotocamera e compagna d’avventura insieme all’obiettivo ultra-tele Tamron 150-600mm G2 e il teleconverter 1.4x.

Questi sono strumenti indispensabili per poter raggiungere ottimi risultati senza avvicinarsi troppo e rischiare di turbare la quiete del momento.

In generale, possiedo un comparto fotografico che include soprattutto:

  • Ottiche tipo Zoom/Teleobiettivo
  • Due reflex
  • Una macchinetta compatta
  • Molti filtri e accessori

Senza dimenticare, ovviamente, l’abbigliamento camouflage e gli zaini, di cui uno mimetico per gli appostamenti in natura.

Che consiglio daresti a chi si affaccia oggi per la prima volta al mondo della fotografia?

Sono convinta che la fotografia sia un’abitudine sana che richiede conoscenza tecnica e fantasia.

La fotografia d’animali, lasciatemelo dire, non è adatta a tutti, poiché necessita di molti sacrifici fisici e finanziari, ma certamente regala momenti eccezionali se accompagnata da grande interesse, mantenendo una distanza dal soggetto tale da non corrompere l’attimo dello scatto.

Soprattutto se si è autodidatti, bisogna appassionarsi alla fotografia: studiare, non aver paura di crescere tramite critiche professionali e costruttive, informarsi, poter viaggiare, saper apprezzare i lavori dei colleghi, scambiando opinioni ed esperienze.

Amare la fotografia vuol dire affidare ad essa la maggior parte della propria vita ed essere sempre pronti a sgranare gli occhi per le piccole cose, sorprendendosi continuamente.

Se non ci fossero quel genuino entusiasmo e quella voglia di scoperta che spinge a stare sempre con la reflex o mirrorless in mano, certamente non sarebbe il mestiere adatto a noi.

My sweet Lady-petra trivilino

Per chi volesse accostarsi professionalmente a tale ambito con una certa attrezzatura, direi di cominciare per gradi.

Per quanto riguarda praticare la fotografia d’animali o solo la Wildlife photography, bisogna essere pronti a:

  • fare molti chilometri in solitaria e in silenzio
  • studiare il territorio e gli animali che lo abitano
  • pensare alla propria sicurezza
  • mettere da parte un’attrezzatura idonea e non solo fotografica, mi riferisco all’abbigliamento personale e alle coperture mimetiche per gli obiettivi

e ciò è assolutamente possibile per le donne così come per gli uomini, senza alcuna distinzione!

Si deve tenere ben presente che, in natura, siamo degli ospiti, quindi fare questo mestiere significa praticarlo in maniera etica e rispettosa.

Nello specifico: stando a distanza dal soggetto, essendo disposti anche a tornare a casa a mani vuote, sapendo che la Natura ripagherà sempre degli sforzi compiuti se la si tratterà con il rispetto che merita.

Sulla creazione del proprio stile fotografico, potrei suggerire di guardarsi intorno e apprendere senza copiare da nessuno.

Perché la cosa peggiore che si sta verificando nella fotografia naturalistica è proprio l’appiattimento dello stile fotografico, e ciò lo possiamo riscontrare soprattutto tramite la confusione dei Social network.

È opportuno distinguersi e non omologarsi!

Infine, è importante divertirsi e godere di tutti gli attimi speciali che la natura sa regalarci.


Puoi trovare Petra Trivilino su:

SitoLinkedInIGBehance

Continua a seguirci, nel prossimo articolo potrebbe esserci la tua intervista!

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