Sony ci ha portato all’oasi di Sant’Alessio per mettere le mani sulla nuovissima Alpha 7R VI e devo dire che le aspettative erano alte.
Altissime.
Il risultato? Quasi difficile da credere fino a quando non si scatta davvero.
Un sensore che cambia le regole del gioco
Il cuore della Sony A7R VI è il nuovo sensore Exmor RS Fully Stacked da 66,8 megapixel.
Non è solo una questione di risoluzione: il sensore stacked garantisce una readout speed straordinaria, abbinata a ben 16 stop di gamma dinamica.
In pratica hai la qualità d’immagine di una medio formato nella portabilità di una mirrorless full frame.
Per chi fotografa paesaggi, architettura o reportage dove ogni dettaglio conta, è un salto di categoria.
La stabilizzazione a 8 stop al centro e 7 ai bordi ha fatto la differenza sul campo.
Seguire uccelli in volo o animali in movimento scendendo con i tempi di scatto – senza treppiede – non è più un compromesso.
Funziona.
30 fps a quasi 67 megapixel: non è magia, è ingegneria
Qui si capisce perché Sony ha scelto il sensore Fully Stacked.
Trenta scatti al secondo a piena risoluzione, con mirino completamente blackout free.
Significa che il momento decisivo non lo perdi mai, nemmeno quando lavori a raffiche sostenute.

Pre-scatto e autofocus AI
C’è anche il pre-scatto, che salva fino a un secondo prima del momento in cui si preme il tasto.
Un dettaglio che fa la differenza quando si fotografa fauna selvatica o qualsiasi soggetto imprevedibile.
L’autofocus di ultima generazione sfrutta il rilevamento AI su tutti i soggetti: persone, cani, uccelli, animali, treni.
La copertura è ampia e il tracking sul campo si è dimostrato solido e reattivo.
Batteria: finalmente un’autonomia all’altezza
Oltre 700 scatti per carica, con un +35% rispetto alla generazione precedente.
Non è un numero da sottovalutare: su una giornata intera di riprese wildlife o reportage, la differenza si sente.
Per chi lavora senza supporto logistico, è un punto a favore concreto.

Video: 8K, 4K 120fps e audio 32 bit
La A7R VI non è solo una fotocamera.
Per chi produce video, il salto rispetto alla serie precedente è significativo.
Si arriva fino a 8K a 30fps, poi 4K a 60fps e addirittura 4K a 120fps senza crop.
La stabilizzazione dinamica attiva aggiunge un leggero crop ma restituisce inquadrature praticamente immobili, utile per chi gira a mano libera senza gimbal.
Due funzioni pensate per i videomaker professionisti: il dual gain ISO per massimizzare il dettaglio nelle basse luci, e la registrazione audio fino a 32 bit tramite accessorio esterno XLR.
Soluzioni che parlano chiaro su dove Sony vuole posizionare questa macchina.
Ergonomia, doppia porta USB-C e il nuovo 100-400 G Master
Il grip è stato ridisegnato e migliora la presa rispetto alle versioni precedenti.
Ma la vera novità pratica è la doppia porta USB-C: una più veloce per trasferire i dati a piena velocità, una più lenta dedicata alla ricarica.
Niente più compromessi tra caricare e scaricare allo stesso tempo.
Ho apprezzato molto, finalmente, l’introduzione dell’opzione per retroilluminare i pulsanti; una funzione comodissima in condizioni di scarsa illuminazione.
In abbinamento alla A7R6, Sony ha presentato anche il nuovo G Master 100-400 a diaframma fisso f/4.5.
Compattissimo, leggerissimo, una lente che – fino a ieri – semplicemente non esisteva sul mercato.
Non ho avuto il tempo necessario per testarlo a fondo, ma la prima impressione sul campo è stata di quelle che rimangono.

Conclusione
La Sony A7R VI ridefinisce cosa può fare una fotocamera full frame mirrorless.
Non è né una fotocamera da risoluzione né una da velocità: è entrambe le cose insieme, senza sacrificare nulla.
Sensore Fully Stacked, 30fps, video 8K, stabilizzazione eccezionale e una nuova batteria all’altezza del sistema.
Il tutto in un corpo che ora si tiene ancora meglio in mano.
Per chi fotografa wildlife, sport, reportage o produce video professionale, questa macchina merita tutta l’attenzione del caso.
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