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Viltrox AF 75mm F1.8 EVO: La prova su Fujifilm X-E5, dal paesaggio al ritratto

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Viltrox AF 75mm F1.8 EVO

Sono Luca Petralia e, grazie a Gruppo TFS, ho avuto tra le mani per un paio di settimane il Viltrox AF 75mm F1.8 EVO in versione Fuji APS-C.

L’ho montato, appunto, sulla mia Fujifilm X-E5 e l’ho portato ovunque: in giro, davanti alla colata dell’Etna e infine in uno shooting di ritratto.

È un obiettivo nuovissimo, lanciato da Viltrox insieme a un “fratello gemello diverso“, l’AF 90mm F2.2.

Insieme formano la prima coppia di ottiche EVO pensate per un formato più piccolo del Full Frame.

Perché ho scelto il 75mm e non il 90mm

La serie EVO, finora, comprendeva il 35mm, l’85mm e il 55mm per Full Frame, oltre al pancake 26mm, anche lui per Full Frame.

Le prime due lenti per APS-C sono proprio il 75mm e il 90mm.

Io ho chiesto in prova il 75mm per un motivo semplicissimo: su APS-C diventa un 112,5mm equivalente, un obiettivo lungo, certo, ma ancora usabile.

Il 90mm, invece, arriva a un 135mm equivalente.

Secondo me, a quel punto il campo d’uso si restringe: ritratti, primi piani e tanto spazio a disposizione per lavorare.

Una serie che sta nel mezzo, e non è un difetto

Dove si colloca la serie EVO nella gamma Viltrox?

Per me è la più equilibrata: sta a metà fra la serie Air, la più economica e aggressiva sul mercato, e la serie Pro, più professionale e un po’ più costosa.

Sopra a tutte c’è la serie LAB, il top di gamma.

Per quello che ho potuto provare, la serie EVO offre una combinazione di qualità ottica e dotazione che nessun’altra serie Viltrox eguaglia, se consideri il prezzo.

Costruzione: solida, compatta e con una rinuncia su Fuji

Viltrox_75mm_EVO

Il Viltrox AF 75mm F1.8 EVO è costruito molto bene, in plastica e metallo.

Hai la ghiera dei diaframmi e c’è perfino una guarnizione sul mount per evitare “infiltrazioni” d’acqua.

C’è però un “ma”.

Su Fuji, e soltanto su Fuji, mancano due elementi presenti su tutti gli altri obiettivi EVO: il pulsante personalizzabile e lo switch AF/MF.

Sulla versione Sony, per esempio, ci sono entrambi.

Una scelta fatta controvoglia?

Io credo di sì.

Togliere funzioni è comunque un costo aggiuntivo per un produttore; se Viltrox l’ha fatto, probabilmente è perché su Fuji queste caratteristiche non funzionavano come dovevano.

325 grammi che non sbilanciano nemmeno la X-E5

L’obiettivo è compatto e abbastanza leggero.

Non leggerissimo: da questo punto di vista la serie Air resta imbattibile.

Con i suoi 325g, però, si gestisce benissimo anche su una fotocamera senza grip e molto compatta come la X-E5.

In due settimane d’uso non ho avuto alcun problema e il corpo non risulta pesante sul frontale.

Su una X-T5, sulla futura X-T6 o su una X-H o X-H2 la maneggevolezza sarà ancora migliore.

Qualità d’immagine: dove la serie EVO fa miracoli

Viltrox_AF-75_EVO

Ho già provato il 35mm e l’85mm per Full Frame della serie EVO, e ho ordinato il 55mm e il 26mm.

Per prezzo e dimensioni, tutti si comportano in modo eccellente e il 75mm F1.8 non è da meno.

È nitidissimo al centro già a tutta apertura e molto nitido anche ai bordi.

Chiudendo il diaframma migliora davvero di poco: è eccellente già a F1.8.

Niente sigla APO, ma nemmeno aberrazioni

Se conosci la storia dei Viltrox EVO, sai che sul 35mm e sul 55mm compare la sigla APO, cioè apocromatico.

Il 75mm non ha quella denominazione.

La verità, però, è che in nessuna delle situazioni che ho provato ho visto aberrazioni cromatiche.

Uno sfocato che resta piacevole anche chiudendo

Con un 112,5mm equivalente, lo sfocato diventa fondamentale e qui è molto, molto piacevole.

Con sfondi complessi e nervosi, come capita a molte ottiche molto nitide, mostra un filo di nervosismo in più ma nella stragrande maggioranza dei casi, però, il bokeh resta piacevole anche diaframmando.

Non si può dire di tutti gli obiettivi.

Colori caldi contro foto impersonali

Apprezzo molto la resa cromatica Viltrox, leggermente più calda.

Ultimamente noto che molte fotocamere tendono a un bilanciamento del bianco freddo, che rende le foto un po’ impersonali.

Una foto un po’ più calda, a patto che non lo sia in modo drammatico, secondo me è semplicemente più piacevole da guardare.

Non solo ritratto: il 75mm nella vita di tutti i giorni

Il 75mm è una focale più versatile del 90mm.

L’ho usato anche per il paesaggio: con una focale lunga devi scegliere con cura cosa inserire nell’inquadratura e cosa lasciare fuori.

Così ho fotografato la colata dell’Etna.

Ma ci fotografi anche gli animali di casa, i parenti, gli amici.

Con queste dimensioni, questo peso e questo prezzo, te lo porti dietro con estrema facilità.

Potresti preferire il 56mm di Viltrox, ancora più universale; il 75mm F1.8, però, ti dà una spinta in più su sfocato e isolamento dei piani.

Alla prova dello shooting: l’autofocus

L’ultima parte del test l’ho dedicata al ritratto, con la modella Vittoria.

L’autofocus era la cosa che volevo verificare di più.

In autofocus singolo l’obiettivo non sbaglia un colpo.

In autofocus continuo soffre un po’, ma la colpa non è sua.

Fuji deve ancora fare enormi passi avanti nell’inseguimento dei soggetti e mi succede con tutti gli obiettivi che provo sulle mie Fuji.

Conclusione

Otticamente, il Viltrox AF 75mm F1.8 EVO è eccezionale.

Cerchi un obiettivo da ritratto compatto, leggero ed economico, che però ti faccia dire “wow” quando riguardi le foto? Secondo me oggi è la scelta migliore sul mercato.

L’AF 90mm F2.2 è un po’ più buio e un po’ più lungo, forse troppo per un uso semplice.

Per questo la mia scelta resta il 75mm F1.8 e la linea EVO continua a confermarsi eccezionale.

Resta solo un desiderio: che Viltrox allarghi presto la gamma EVO per APS-C con una focale più normale e qualcosa di più grandangolare.

C’è poco da criticare e molto di cui essere contenti.


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