Mi chiamo Loris Ferrini e passo buona parte delle mie notti a fotografare il cielo: astrofotografia e fotografia notturna sono il mio pane quotidiano.
Quando mi è arrivato il Viltrox AF 35mm F1.2 LAB, la domanda era una sola: un 35mm così luminoso può dire la sua anche sotto le stelle?
In questo articolo ti racconto le sue caratteristiche, come mi sono trovato e i risultati che ho ottenuto sul campo.
Per un’analisi completa della resa ottica, ti rimando al video dedicato sul mio canale YouTube LD ASTRO.
Primo impatto: niente panico se “dondola”
Ti confesso una cosa: appena l’ho tirato fuori dalla scatola, mi Γ¨ preso un mezzo infarto.
Muovendolo, l’obiettivo sembra dondolare, come se dentro ci fosse qualcosa di libero.
Tranquillo, Γ¨ tutto normale.
Si tratta del gruppo della stabilizzazione interna, che a obiettivo spento Γ¨ βmobileβ; appena lo monti sul corpo macchina e l’obiettivo si accende, tutto torna perfettamente stabile.
Com’Γ¨ fatto il Viltrox AF 35mm F1.2 LAB
La lente frontale Γ¨ da 77mm e il paraluce si toglie e si rimette con grande facilitΓ .
Un dettaglio che, di notte, torna utile anche per sistemare una fascia anticondensa ed evitare che la lente frontale si appanni.
La ghiera della messa a fuoco non ha fine corsa ed Γ¨ molto scorrevole: la muovi con un solo dito poi trovi due pulsanti FN programmabili e il selettore per passare dalla messa a fuoco automatica a quella manuale.

Il display che non ti aspetti
Il dettaglio che ho apprezzato di piΓΉ? Il piccolo display integrato.
Con la fotocamera collegata si accende e ti mostra la distanza di messa a fuoco, la modalitΓ di messa a fuoco attiva e il diaframma.
Sul barilotto non c’Γ¨ nessun valore scritto, il diaframma lo puoi leggere in camera, certo, ma averlo lΓ¬ davanti Γ¨ molto piΓΉ pratico.
Dopo qualche secondo di inutilizzo lo schermo si spegne da solo, risparmi batteria ed eviti infiltrazioni luminose proprio da quel display: di notte fa la differenza.
Completano il quadro il pulsante per rendere la ghiera dei diaframmi cliccabile oppure no e la ghiera dei diaframmi vera e propria, anche questa senza fine corsa.
Un chilo di vetro: si sente, ma si gestisce
Tutto questo pesa 1kg preciso.
Non Γ¨ proprio un peso piuma e, in accoppiata con il corpo macchina, il setup non Γ¨ dei piΓΉ leggeri.
Rientri comunque nella capacitΓ di carico di tutti gli astroinseguitori piΓΉ diffusi, come lo Star Adventurer di Skywatcher, il Nomad di Move Shoot Move o lo Sky Tracker di Yoptron.
L’inseguimento resta preciso, ti serve solo qualche accortezza in piΓΉ nel bilanciare un’attrezzatura un po’ piΓΉ pesante del solito.
La prova sul campo: Colle del Nivolet, Gran Paradiso

Ho avuto l’occasione di provare questo obiettivo durante un viaggio fotografico al Colle del Nivolet, nel Parco del Gran Paradiso, tra Piemonte e Val d’Aosta.
L’ho messo sotto torchio sul banco di prova piΓΉ severo della fotografia notturna: le stelle.
Non c’Γ¨ obiettivo che tenga, le stelle sono la parte piΓΉ rognosa.
Sono loro a rivelare davvero le qualitΓ ottiche di un obiettivo ma per questo aspetto ti rimando al video dedicato.
PerchΓ© F1.2 cambia le regole del gioco di notte
Poter lavorare a F1.2 ti toglie di mezzo due problemi che affliggono la fotografia notturna.
Il primo Γ¨ il tempo: un’ottica cosΓ¬ luminosa raccoglie molto piΓΉ segnale nello stesso tempo, oppure raggiunge il segnale che ti serve in meno tempo.
Nelle notti estive, con poche ore di buio, Γ¨ un vantaggio enorme.
Il secondo Γ¨ la messa a fuoco: mettere a fuoco di notte Γ¨ un vero casino, e io per primo ci ho penato parecchio.
Non capisci bene quando le stelle sono a fuoco, o se quello che vedi è davvero una stella; a diaframmi così aperti ne vedi molte di più e, anche quando sono poche, le vedi meglio.
Il setup: Sony A7R III e Sony A7S astromodificata
Per i test sulla resa ottica e sulle stelle ho usato una Sony A7R III.
Volevo capire se l’obiettivo riuscisse a gestire tutti i 42 megapixel del sensore: un test nudo e crudo.
Per la sessione completa di cielo, invece, l’ho abbinato a una Sony A7S con sensore astromodificato.
Un obiettivo estremamente luminoso con un sensore estremamente sensibile: giΓ a ISO bassi e diaframmi molto aperti, sullo schermo della fotocamera vedevo la Via Lattea in diretta.
Per comporre, mettere a fuoco e raccogliere segnale, Γ¨ impagabile.
L’immagine che vedi nel video Γ¨ il risultato di 34 scatti da 1 minuto a ISO 1600 e F2.8.
Poco piΓΉ di mezz’ora di posa per cosΓ¬ tanto segnale; il cielo buio mi ha aiutato, d’accordo, ma si parte da un’ottima base.
35 mm per il paesaggio notturno: per chi Γ¨ davvero?

Va detto con chiarezza: Γ¨ un 35 mm.
Se sei un paesaggista notturno abituato a grandangoli spinti, da 15 o 16 mm, potresti trovarlo un po’ stretto.
Io, per esempio, scatto spesso a 24 mm, perchΓ© restituisce un campo inquadrato piΓΉ simile a quello dell’occhio umano.
Il 35 mm ti regala invece un’inquadratura piΓΉ stretta, intima e compatta, che valorizza il primo piano.
Quando il soggetto Γ¨ il cielo
Ma c’Γ¨ un aspetto che mi preme di piΓΉ.
Per me, nella foto di paesaggio notturno, il vero soggetto Γ¨ il cielo: a 35 mm ottieni una porzione di cielo piΓΉ dettagliata e piΓΉ grande nell’inquadratura.
Il risultato Γ¨ una paesaggistica notturna in cui il cielo domina la scena.
Non Γ¨ un obiettivo per tutti, ma per chi vuole dare qualcosa in piΓΉ alla propria fotografia notturna.
Viltrox AF 35mm F1.2 LAB: Conclusione
Se cerchi un 35 mm da usare di giorno ma anche di notte, il Viltrox AF 35mm F1.2 LAB merita di essere preso in seria considerazione.
Non Γ¨ il classico grandangolo da paesaggio e non Γ¨ nemmeno un 50 mm, che ti porta quasi esclusivamente a riprendere il cielo.
Si colloca nella giusta via di mezzo e potrebbe essere proprio quella che fa al caso tuo.
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