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Mat2019: Le attività culturali del terzo trimestre.

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Matera 2019 – La Coscienza dell’uomo.

Le attività culturali del terzo trimestre.

Durante il terzo trimestre 2019 a Matera continuerà il progetto fotografico “La Coscienza dell’Uomo”, progetto culturale realizzato e ideato da Francesco Mazza per tutto l’anno 2019 a Matera, capitale Europea della Cultura.

Verranno organizzati non solo interessanti eventi in cui i clienti avranno possibilità di provare prodotti, confrontarsi con professionisti del settore e condividere le esperienze e le passioni (a breve vi comunicheremo novità in merito), ma saranno presenti interessanti mostre fotografiche.

Qui di seguito i comunicati inerenti le mostre nel terzo trimestre:

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Al via il terzo trimestre di “Coscienza dell’Uomo”, il progetto fotografico realizzato nell’ambito di Matera 2019. 

Comunicato 29/06/2019

Luglio-settembre 2019, a Matera sarà ancora Coscienza dell’Uomo.

Il progetto fotografico, ideato e curato da Francesco Mazza, Antonello Di Gennaro e Maurizio Rebuzzini nell’ambito di Matera 2019, sta per aprire il suo terzo trimestre che, come i precedenti, si preannuncia ricco di mostre, dibattiti, incontri, proiezioni.

Tre mesi caldi, all’insegna della fotografia, della riflessione e, perché no, del dibattito che si intende stuzzicare intorno ai temi cari agli autori selezionati.

Nato da un sogno e dall’esigenza di proporre un modo nuovo di intendere e fare fotografia, Coscienza dell’Uomo ha un ambizioso e rivoluzionario obiettivo: parlare all’uomo dell’uomo.

È un invito agli uomini a parlarsi, a capirsi, ad avvicinarsi, ad osservarsi. Non con occhio superficiale e disattento, o peggio critico, figlio di quell’impoverimento spirituale e culturale che si prova a sovvertire, ma con sguardo morbido e carezzevole, curioso, compassionevole, ammirato.

Perché è questa la fotografia che si vuole celebrare, non quella fatta di stile e tecnica, ma quella mossa dal cuore e dal sentimento di chi sta dietro l’obiettivo.

Nelle centinaia di scatti raccolti per le numerose mostre già allestite nei due trimestri precedenti, e in quelli che si apprestano a svelarsi nei tre mesi prossimi, non c’è esercizio di stile, c’è autenticità. Verità. Racconto di vite e di storie.

Non sarà sfuggito, a chi è passato da Matera, l’impegno di proporre la fotografia come strumento di denuncia, di riflessione, di testimonianza, o di semplice narrazione.

Di un evento storico o religioso, di un mestiere, di un amore, di una tradizione o di un rito. Non c’è artificio, non c’è inganno, non c’è voglia di stupire.

C’è, piuttosto, l’urgenza di comunicare e di compiere una rivoluzione culturale in un momento storico in cui l’immagine è tutto ma la verità è niente. Perché di fronte a quel “genocidio culturale” di cui parlava Pier Paolo Pasolini già nel 1974, e che si perpetra ancora oggi, non si può assistere inermi o peggio compiacenti.

Si deve agire. O ancor più reagire, ognuno con i propri mezzi, per portare nuovamente al centro del dibattito sociale l’uomo e la sua coscienza.

Da qui l’idea di realizzare a Matera, città simbolo essa stessa di una straordinaria rivoluzione culturale, un progetto ambizioso, simile a quel The family of man (La famiglia dell’uomo) con cui Edward Steichen, in piena Guerra Fredda, riuscì a riunire ben 503 scatti provenienti da tutto il mondo per celebrare il valore della pace e della diversità.

Un’occasione importante, quella di Matera, per parlare alle migliaia di persone che incontreranno Coscienza dell’Uomo e appoggeranno lo sguardo sugli scatti proposti. Di mese in mese, immagini sempre nuove, sempre diverse, accomunate però da un unico leitmotiv: riportare l’uomo al centro dell’uomo.

Risvegliare le coscienze, convincere lo spettatore a tornare umano, ad accogliere e amare il diverso, qualunque sia per ciascuno di noi il suo significato, imparare a pensare, fermarsi.

In questa società frenetica e superficiale, Coscienza dell’Uomo entra a gamba tesa e sponsorizza con decisione il valore dell’umanità.

Un pensiero diverso da quello dilagante, dunque, un “pensiero meridiano”, riprendendo il concetto di Franco Cassano, a cui i curatori si ispirano, che trae nel Sud forza e linfa vitale perché è proprio lì che risiede, per tradizione, cultura, storia, quell’insieme di valori necessari a compiere la rivoluzione.

Il Sud, inteso come Italia, che non deve imparare dal Nord, che deve riuscire piuttosto a far ascoltare la propria voce, rivendicare la sua storia, proteggere la sua diversità, resistendo alla tentazione di imitare un Nord troppo attento al profitto e sempre più vicino a de-umanizzare la sua storia.

Una battaglia che Coscienza dell’Uomo ha intrapreso, si diceva, fin da gennaio, con l’apertura del primo trimestre che ha visto, tra le altre, le mostre di Gianluigi ColinCaos Apparente” sulla valanga incessante di immagini e informazioni che piombano nel nostro tempo, e di Pino Bertelli che, in “Contro la guerra. Ritratti dall’infanzia negata”, appende al muro l’orrore del conflitto visto dai bambini.

Per proseguire da aprile a giugno, e quindi nel secondo trimestre, con una raccolta di autori tra cui Marco Saielli, Maurizio Galimberti, Tommaso Le Pera, Antonio Bordoni, solo per citarne alcuni, che, in modi e linguaggi differenti, ci hanno raccontato la povertà e la fame, la quotidianità della vita in fabbrica e l’eccezionalità di una vita sul palco, il dramma dei migranti e la realtà della mafia, e ancora le curiosità di una tradizione o la nostalgia di una réclame.

Era sempre l’uomo al centro dell’immagine o del racconto fotografico, e sarà ancora l’uomo il protagonista del nuovo ciclo di mostre che sta per aprire il terzo trimestre.

Dagli sbarchi alla rappresentazione del rito religioso, dal ritratto tenero di una famiglia agli sguardi seri e turbati, ma sempre composti, dei migranti; dalla vita in comunità al personaggio simbolo del fumetto, senza dimenticare il racconto delle genti del sud e la coraggiosa e illuminante testimonianza di un grande autore della fotografia italiana e internazionale, Oliviero Toscani.

Il celebre e discusso fotografo milanese sarà infatti uno dei dieci autori presenti nei prossimi giorni a Coscienza dell’Uomo, voluto fortemente dai curatori per quella sua innata capacità di comunicare con forza e determinazione un’idea, di andare contro corrente, di sovvertire le regole di una società patinata e superficiale sbattendo in faccia delle realtà sconfortanti e talvolta scomode.

Non solo Toscani, protagonisti da luglio a settembre saranno anche alcuni tra i più interessanti fotografi italiani, tra cui Giovanni Cabassi, Guido Crepax, Francesco Malavolta, Beppe Bolchi, Francesco Mazza e Pino Bertelli, Matteo Fantolini, Angelo Galantini, Nino Bartuccio (ancora in esposizione con Nega, mostra permanente per tutto il 2019), o del vicino mediterraneo come la coppia greco-turca AltinManaf e Andreas Ikonomu.

Nel corso del terzo trimestre, che partirà il 4 luglio con l’inaugurazione della mostra “Questo è il sud “di Francesco Mazza e Pino Bertelli e si chiuderà il 14 settembre con “Così il tempo presente” di Altin Manaf e Andreas Ikonomu, sono in programma non solo mostre fotografiche, ma anche convegni e incontri con gli autori (per il calendario completo consultare il sito).

Sarà un’occasione, dunque, per conoscere più a fondo le idee alla base dell’esposizione fotografica e dare vita ad un dibattito intorno al mondo della fotografia, intesa come arte e strumento di riproduzione della realtà, e a tematiche di attualità che coinvolgono certamente gran parte della nostra comunità.

Anche in occasione dell’apertura del terzo trimestre è stato pubblicato un catalogo fotografico che raccoglie alcuni degli scatti proposti nelle mostre in programma, insieme alle informazioni sugli autori e il tema trattato.

Il progetto è finanziato dalla Cine Sud in collaborazione con Hasselblad, Canon, Nikon, Olympus, Panasonic, Sigma, Sony, Tokina-Howa, Toscana Foto Service che hanno reso possibile la realizzazione e la fruizione gratuita degli eventi.

Per conoscere tutti i dettagli consultare il sito all’indirizzo:

A cura di:

Francesco Mazza, responsabile del progetto

Maurizio Rebuzzini, direttore artistico

Antonello Di Gennaro, fotografo materano

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Eventi in programma:

Nino Bartuccio | Nega. Alla ricerca della Bellezza

Mostra Permanente: dal 1 aprile al 19 dicembre

Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, 9:30-12:30 16:30-19:30

Un incontro che cambia la vita perché cambia il modo di vedere la vita. Questo è Nega, un amore spassionato, la storia di un uomo e di un bambino che si incontrano e, nonostante tutto, non si lasceranno mai. E la fotografia diventa il mezzo per risvegliare le coscienze e dare vita ad un importante progetto umanitario, Nega Project.

Pino Bertelli e Francesco Mazza | Questo è il Sud

Inaugurazione: 4 luglio ore 18:30

La 19° Buca, Piazza V. Veneto -75100- Matera, dal 4 luglio al 30 settembre | 10:30-12:30 16:30-19:30

Il desiderio di scoprire il Sud e raccontarlo con occhi nuovi. Il tentativo, riuscito, di sdogare i pregiudizi sulle genti del sud, attraverso foto e immagini che raccontano la realtà per quella che è. Senza esaltazioni né artifici, semplicemente usando la verità di una parola, di uno sguardo, di un progetto che con leggerezza e autenticità racconta il Sud in chiave nuova.

Matteo Fantolini | I Believe

Inaugurazione: 5 luglio ore 18:30

Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 5 al 21 luglio | 9:30-12:30 16:30-19:30

Il rito religioso dal punto di vista dell’uomo. Non una indagine sulle modalità di un rito o di una processione, ma un percorso, per immagini, attraverso l’animo umano che “crede” e quindi partecipa, soffre, si strazia, in nome di una fede e quindi di un profondo senso di appartenenza ad una realtà più grande dell’uomo stesso.

Oliviero Toscani | Oliviero Toscani, Don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto

Inaugurazione: 8 luglio ore 18:30

Palazzo Viceconte, via San Potito 7 – Matera, dal 8 al 29 luglio | 10:30-12:30 16:30-19:30

1963- 2007. Sempre efficace, a volte provocatore, Toscani. In un intervallo temporale di ben 44 anni cambiano i temi e i soggetti, ma non le intenzioni del fotografo presente a Matera con una esposizione che intende sottolineare il suo credo fotografico: risvegliare la coscienza assopita di una società patinata che non guarda oltre le apparenze. E così la scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, colui che diede attenzione e istruzione agli ultimi, si affianca al corpo etereo, quasi evanescente, di Isabelle Caro, la modella francese simbolo di una campagna molto discussa contro l’anoressia, che non ha vinto la sua battaglia per la vita.

Guido Crepax | Valentina in camera

Inaugurazione: 22 luglio ore 18:30

Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 22 luglio al 4 agosto | 9:30-12:30 16:30-19:30

Il personaggio simbolo dei fumetti anni ’70, la seducente fotografa Valentina, rivive nella mostra allestita a Matera, che intende tornare indietro nel tempo recuperando l’iconico fumetto per mettere in evidenza la straordinaria capacità della fotografia di essere parte di tutte le arti o in perfetta relazione con esse.

Francesco Malavolta | Popoli in movimento

Inaugurazione: 3 agosto ore 18:30

Spazio Galleria Arti Visive, via delle Beccherie 41 – Matera, dal 3 al 26 agosto | 10:30-12:30 16:30-19:30

Andare, magari per non tornare. Alla ricerca di un futuro migliore. Con dignità, un accennato sorriso, e un velo naturale di preoccupazione sul volto. Sono i popoli in movimento di Malavolta, gente pronta a salpare, a salire su una barca con la speranza di toccare terra, aprire finalmente le braccia e accogliere una vita, magari, migliore.

Giovanni Cabassi | L’Albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese

Inaugurazione: 5 agosto ore 18:30

Palazzo Viceconte, via San Potito 7 – Matera, dal 5 al 26 agosto | 10:30-12:30 16:30-19:30

Senza varcare i confini di casa, Cabassi realizza un lavoro fotografico particolare nella sua semplice immediatezza. La famiglia diventa il soggetto di un lavoro che mette a nudo il sentimento di amore di chi sta dietro l’obiettivo e scatta con delicata tenerezza. Non foto da calendario, frutto di fredda indifferenza, ma un album di famiglia che trasuda complicità, affetto, simpatia, umanità.

Angelo Galantini | Contraffazioni confortanti

Inaugurazione: 6 agosto ore 18:30

Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 6 al 26 agosto | 9:30-12:30 16:30-19:30

Cogliere la verità o modificare la realtà? È nel gioco dei contrasti che poggia la mostra di Galantini che, attraverso la presentazione di 66 vecchie cartoline trovate in un mercatino, offre gli spunti di riflessione di questo terzo trimestre sul rapporto tra verità e fotografia. Dalla ripresa del vero alla contraffazione, basta poco per trasformare, tramite la fotocamera, la riproduzione della realtà in un evidente artificio. Un pretesto, le foto, per riflettere anche sull’artificiosità dei nostri tempi.

Beppe Bolchi | Città senza Tempo

Inaugurazione: 27 agosto ore 18:30

Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 27 agosto al 13 settembre | 9:30-12:30 16:30-19:30

Scegliendo la fotografia a foro stenopeico Bolchi ci presenta una raccolta di immagini di paesaggio urbano che ci portano indietro nel tempo. Case, edifici, palazzi che assumono una valenza diversa, diventando non solo qualcosa al servizio dell’uomo, ma delle realtà vere e proprie che si presentano nella loro imponenza o semplicità, bellezza o mediocrità. Una tecnica antica per immortalare luoghi cari, conferendo loro quel sapiente tocco di nostalgia e un’atmosfera quasi onirica.

AltinManaf e Andreas Ikonomu | Così il tempo presente

Inaugurazione: 14 settembre ore 18:30

Spazio Galleria ex La Scaletta, via Lucana 9 – Matera, dal 14 al 29 settembre | 10:30-12:30 16:30-19:30

Circa 40 scatti per raccontare la vita di una comunità. Protagonista l’Abbazia di Chiaravalle, nei pressi di Milano, vista come simbolo di unità e di collaborazione. Un luogo in cui il singolo è parte di un tutto e ciascuno indispensabile per la collettività. La pluralità che vince sull’individualismo, in un racconto fotografico che testimonia anche lo scorrere del tempo, che tutto trasforma ma nulla distrugge.

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Mat 2019. Coscienza dell’Uomo

Pino Bertelli – Francesco Mazza | Questo è il Sud

La 19° Buca, Piazza V. Veneto -75100- Matera

dal 4 luglio al 30 settembre| 10:30-12:30 16:30-19:30

Inaugurazione: 4 luglio ore 18:30

Il progetto fotografico Coscienza dell’Uomo, organizzato nell’ambito di Matera 2019 dalla Cine Sud di Catanzaro, giunge al suo terzo trimestre ed è pronto a partire con un nuovo ciclo di mostre, convegni e incontri con gli autori. Realizzato in collaborazione con alcune aziende leader nel mercato della fotografia internazionale, Coscienza dell’Uomo promuove un nuovo modo di intendere la fotografia, più umano e riflessivo, meno tecnico ed estetico, nel tentativo di suscitare domande e cercare risposte. Nelle mostre passate, così come in quelle che si apprestano ad aprire, è sempre l’uomo, la sua coscienza e ciò che lo circonda il soggetto e l’oggetto dell’indagine fotografica. Un modo di sentire la fotografia condiviso non solo dai curatori della rassegna, Francesco Mazza, Antonello Di Gennaro e Maurizio Rebuzzini, ma anche dagli autori scelti per esporre i propri lavori.

Coscienza dell’Uomo, il 4 luglio inaugurazione della prima mostra in programma “Questo è il Sud”

Ad aprire il nuovo ciclo di eventi sarà il 4 luglio alle 18.30 Questo è il Sud, la mostra di Francesco Mazza e Pino Bertelli, che fino al 30 settembre sarà ospitata all’interno de La 19° buca in piazza Veneto.

La mostra si compone di circa 40 scatti, tratti da “Genti di Calabria. Atlante fotografico di geografia umana”, un reportage realizzato da Bertelli e Mazza nel 2015, e pubblicato nel 2017, con l’obiettivo di raccontare la Calabria, e il Sud, in modo nuovo. Un tentativo riuscito, perché con l’Atlante ieri e con la mostra oggi, la Calabria assume una veste nuova, spogliandosi, finalmente, dei tanti preconcetti che ne hanno oscurato fino ad oggi la luce. Non ci sono paesaggi, né bellezze culturali e artistiche. Ci sono le persone, le loro storie, le loro vite. E sono raccontate senza esaltazioni o artifici, ma con la semplicità di uno sguardo, la spontaneità di un sorriso appena accennato, la sincerità di una parola. Non solo immagini, infatti. A completare l’allestimento della mostra ci sarà anche la proiezione del docufilm I colori del cielo, girato durante la realizzazione di Genti di Calabria da Bertelli e Mazza, in collaborazione con Paola Grillo e Anna Maria Corea, che raccoglie cento interviste alle persone incontrate dagli autori durante il loro viaggio alla scoperta delle terre tra i due mari. Una testimonianza suggestiva che contribuisce a restituire al pubblico un ritratto leggero e autentico della gente del sud.

All’inaugurazione sarà presente uno degli autori, Francesco Mazza, che discuterà con la stampa e il pubblico presenti dell’idea del progetto Questo è il Sud, e di come sia riuscito a trasformare un sogno, quello di far cambiare idea all’Italia e al mondo sulla Calabria, in una realtà.

Per ulteriori informazioni consultare il sito : www.mat2019coscienzadelluomo.it/

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Mat 2019. Coscienza dell’uomo

Matteo Fantolini | I Believe

Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera

dal 5 luglio al 21 luglio| 09:30-12:30 16:30-19:30 I Ingresso libero

Inaugurazione: 5 luglio ore 18:30

Secondo appuntamento a Matera con il ciclo di mostre nell’ambito di Coscienza dell’Uomo. Il 5 luglio alle 18.30 sarà inaugurata, presso lo Spazio Galleria Cine Sud in via Passarelli, “I Believe”, la mostra realizzata con gli scatti di Matteo Fantolini, il compianto fotoreporter morto improvvisamente nella sua casa di Pinerolo.

Non sarà presente per poter raccontare in prima persona alla stampa e al pubblico il suo lavoro, ma le immagini saranno sufficienti per comunicare la passione e il sentimento che Fantolini ha messo in un progetto originale, ambizioso, fuori dall’ordinario. E Coscienza dell’Uomo non poteva non dare spazio ad un’idea che, ancora una volta, punta il faro sull’uomo e ciò che lo circonda. Il tema religioso è tutt’altro che scontato. Da sempre oggetto di studio di filosofi, scienziati, letterati e storici, il rapporto Uomo-Dio non è il vero soggetto del racconto di Fantolini. È un pretesto, un punto di partenza per compiere una approfondita e struggente indagine sull’animo umano. Cosa è capace di fare l’uomo per ciò a cui tiene? Fin dove riesce a spingersi? Cosa può indurre qualcuno a infliggersi sofferenza, ad autoflagellarsi? La risposta è tanto semplice quanto scioccante: crede. E la fede, il credo, diventano più forti di qualsiasi sofferenza.

Malesia, India, Thailandia, Italia, i riti cambiano, le tradizioni anche, ma il pathos umano, il dolore e la passione accomunano tutti i fedeli del mondo, di qualsiasi colore, razza o religione. Un viaggio lungo 4 anni, per raccontare da dentro, dal mezzo della folla, ciò che accade nell’essere umano quando crede fortemente in qualcosa.

Coscienza dell’Uomo e tutti gli eventi in programma sono finanziati dalla Cine Sud di Catanzaro in collaborazione con Hasselblad, Canon, Nikon, Olympus, Panasonic, Sigma, Sony, Tokina-Howa, Toscana Foto Service che hanno reso possibile la realizzazione e la fruizione gratuita degli eventi.

Il progetto è a cura di Francesco Mazza, Maurizio Rebuzzini e Antonello Di Gennaro

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Breve Bio

Matteo Fantolini

Nato a Livorno nel 1978, inizia la sua carriera di fotografo nei villaggi turistici in giro per il mondo, da animatore a responsabile del diving e poi la fotografia subacquea. Nel 2010 si diploma in fotografia presso lo IED Torino e inizia l’attività di fotografo di matrimoni e new born. La voglia di scoprire e raccontare il mondo non si placa, viaggia molto soprattutto alla ricerca dei riti religiosi dove la tradizione, l’esasperazione del credo e il sacrificio si fondono in una alchimia fatta di punizione/espiazione e sangue. Per quattro anni indaga, osserva e racconta. Malesia, India, Thailandia, Italia. Matteo lascia i suoi progetti fotografici incompiuti, il 16 dicembre del 2016 muore improvvisamente nella sua casa di Pinerolo.

TESTI

Il Credo e il Sacrificio

di PAOLO RANZANI

Il sacrificio è sempre stato il simulacro delle religioni. Alla memoria viene imediatamente il gesto di Abramo che non ebbe esitazioni ad ubbidire alla richiesta di Dio, pronto a sacrificare il figlio Isacco si fermò solo per il volere divino. In varie parti del mondo fu usanza, e purtroppo lo è ancora, uccidere non solo animali, ma essere umani, bambini, donne vergini come dono sublime per guadagnarsi il ben voler degli Dei. Secondo la chiesa Cattolica, in ogni Eucarestia si rinnova il sacrificio di Cristo per il mondo e si riceve simbolicamente il suo corpo. C’è qualcosa di potente da affrontare, ci sono molti perché, ci sono domande alle quali solo la fede più intensa può rispondere, solo IL CREDO più profondo ed esasperato può fornirci spegazioni.

Con questo lavoro fotografico Matteo Fantolini non cercava risposte e forse non si è mai davvero posto domande, lui era Ateo ma interessato alla ricerca di cosa volesse significare “accettare qualcosa per vero”. Credere e farlo al punto di offrire la propria sofferenza, il sangue e la carne, il dolore e il sudore.  Quel che cercava era di soddisfare un gesto sublime. “Raccontare. Io sono qui e questo sta succedendo ora. Io così lo sento”.

Nessun giudizio, nessuno spettacolo. Lo sforzo è di osservare attraverso il suo sguardo e quello che ci lascia sono immagini potenti. Tracce di vita che fanno male, uomini e donne che si preparano al dolore perché il dolore è amore per quello in cui credono, perché la sofferenza eleva lo spirito.

Riquadri di strade polverose che il sangue trasforma in grumi, in sentieri ruvidi come catrame, occhi vacui, santoni imbellettati dai riti antichi e pelle nuda che si vanta di cicatrici. Sembra di sentirne il rumore, la vibrazione di mille voci che si allungano all’unisono. Muscoli martoriati e fisici spezzati. Formiche umane che rincorrono labirinti come cavie disperate ma consapevoli, loro lo sanno perché lo fanno. Loro ci credono.

Matteo fa una scelta. Decide che non è lì per documentare, per certificare un evento, quel che accade, per forza di cose, gli entra dentro e quando esce è qualcos’altro che prima non c’era. Perde il colore, la vivacità cromatica se la ruba il dramma e il dramma si scioglie nel bianco e nero che l’autore sente di concedere al raccontare. In fotografia “togliere” è come aggiungere, se lo sai fare bene. Spogli il superfluo per arrivare all’essenza.

A noi arriva l’essenza di ciò che Matteo ha visto e noi gli crediamo.

I Believe

di RICCARDO BONONI

Ho conosciuto Matteo nel 2014 durante un Workshop di Fotogiornalismo tenuto a Torino insieme all’amico Francesco Cito. Ricordo ancora le prime parole che ci siamo scambiati, un avvertimento prima di mostrarci i suoi scatti: “attenti, le immagini sono piuttosto forti!”. Sul momento, pensando alla natura professionale dei due interlocutori (uno, Francesco Cito, tra i più importanti fotografi di guerra del nostro secolo; l’altro, il sottoscritto, che ha dedicato la carriera allo studio della morte e della malattia), ho pensato ad un’esagerazione. Eppure il lavoro di Matteo è sempre sembrato “troppo esplicito” per un pubblico generico. Nelle foto di Matteo non ci sono morti né guerre, non ci sono violazioni di diritti umani o condizioni di violenza o povertà estreme, nessuno dei temi caldi ormai sdoganati dal fotogiornalismo moderno. Nel lavoro di Matteo ci sono il sangue e la carne, ma manca completamente ogni forma di violenza. Paradossalmente, a penalizzarne la visibilità, è stata proprio la sua innocenza, l’assenza di una ragione sufficiente per sfidare il tabù del dolore: in un mondo come quello del giornalismo contemporaneo, dove i limiti dell’etica sono elastici e permeabili quanto l’andamento del mercato editoriale, il sangue può essere concepito solo come manifestazione di un torto o un’ingiustizia sociale, come un male necessario, una prova da presentare al tribunale dell’opinione pubblica per influenzarlo.

Susan Sontag, nel suo saggio “Davanti al dolore degli altri”, riflette sulla reazione dell’uomo davanti alle immagini che rappresentano la sofferenza altrui. Dalla tragedia greca, passando per la pittura, le immagini hanno rappresentato un veicolo privilegiato non solo per raccontare il dolore, o per descriverlo, ma per evocarlo, per risuonare nel corpo dell’osservatore come un’eco straziante. La Sontag, contro ogni facile moralismo, ritiene lo sguardo sulla sofferenza altrui non solo accettabile, ma necessario: “Disegnare un inferno non significa, ovviamente, dirci come liberare la gente da quell’inferno, come moderare le fiamme. E tuttavia, sembra di per sé utile ampliare le nostre conoscenze e prendere atto di quanta sofferenza causata dalla malvagità umana esiste nel mondo che condividiamo con gli altri”. Nonostante la profondità della riflessione, si resta sempre legati alla convinzione che il sangue e il dolore, essendo dei radicati taboo dell’Occidente, debbano essere sempre causati da un’ingiusta malvagità dell’essere umano, e possano essere mostrati solo sotto forma di denuncia socialmente utile.

Le immagini di Matteo sfuggono a questa riflessione: il sangue e il dolore sono in questo caso autoinflitti come forma rituale di purificazione, i ruoli di vittime e carnefici, coincidendo, sfumano completamente. E’ facile (e giusto, secondo la Sontag) provare disgusto e orrore davanti al dolore degli altri, quando è subito dalle vittime come una forma di violenza. A sconvolgere del lavoro di Matteo è esattamente questo: ad essere considerata oscena e a shockare lo sguardo non è una qualche forma di ingiustizia, ma è la professione di fede di qualcuno. “Davanti al dolore degli altri”, nel caso del lavoro di Matteo, coincide con “Davanti alla fede degli altri”.

Ora che Matteo non c’è più, le sue immagini ci parlano ancora con forza e, in barba alla morte, il dialogo che ha iniziato con noi – il suo pubblico – è ben lontano dall’esaurirsi. Gli scatti che Matteo ci ha lasciato non sono solo la prova visuale di un determinato rituale, collocato nello spazio e nel tempo, ma sono le basi di un discorso che il fotografo continua ad intessere con il proprio pubblico. Proprio questo è il grande potere della sua fotografia: costringerci a confrontarci con la diversità, senza limiti geografici o cronologici, a riflettere sulla fede nelle sue manifestazioni meno conosciute e più estreme. Matteo ci costringe a guardare il sangue, la carne straziata, e a chiederci con lui: “perché farsi una cosa del genere”. La risposta siamo costretti a ricercarla tra le nostre stesse esperienze e, avviando un esame di coscienza, chiederci cosa saremmo disposti a fare noi quando crediamo fermamente in qualcosa, quando riponiamo la fede nelle nostre più intime passioni o convinzioni. L’immaginario collettivo ha spesso ridotto le dinamiche religiose a una polarità rigida, da un lato le radicalizzazioni estremiste, dall’altro le fedi “deboli” delle religioni secolarizzate occidentali: immagine dopo immagine, Matteo ci racconta una storia diversa, fatta di credenze e tradizioni, vissute in modo intimo e personale dai devoti, in controtendenza rispetto alla norma degli stessi Paesi che le ospitano.

Ogni scatto ci mostra una visione della fede che non può certo essere definita di convenienza: la via della fede non ha come fine ultimo la liberazione dalla sofferenza, ma la sua accettazione. Il dolore va controllato e incanalato, è una risorsa da sfruttare, non qualcosa da evitare ad ogni costo.

Quello che le immagini finiscono sempre per tradire è il punto di vista del fotografo. Parlando con Matteo, diventava ancora più chiara la stima e l’intima comprensione che provava per ognuno dei soggetti ritratti, non importa in quale parte di mondo vivessero: la fatica, le insoddisfazioni e le critiche negative sono solo una parte del processo di crescita, sempre fedeli alle proprie passioni e ai propri sogni. Matteo si è guadagnato pienamente il diritto di parlarci del dolore perché, come lui stesso credeva, era un flagellante tra i flagellanti, impegnato in un percorso di sofferenza e fatica personale da cui, ne era certo, sarebbe arrivata la più grande delle soddisfazioni: la comprensione. Come molti fotografi della sua generazione, aveva capito che vivere delle proprie passioni era una strada in salita, faticosa, fatta di difficoltà, spese impreviste, straordinari, lunghi periodi lontano da casa e dai propri affetti. E senza nessuna garanzia di successo a sostenerci. Cosa ha spinto quindi un ragazzo talentuoso come Matteo a sfidare tante difficoltà? Proprio come nel caso dei flagellanti, è stata la fede: decisa e incrollabile, nelle proprie passioni e abilità.

Il lavoro che Matteo ci ha lasciato va inteso quindi come un percorso di ricerca personale basato sul confronto con le culture Altre, i cui destinatari ultimi siamo proprio noi. Il suo modo di lavorare sul campo, energico e appassionato, le lunghe interazioni e la profonda stima verso i suoi soggetti, sono state ricambiate dall’accoglienza accordatagli, riservata non ad un semplice professionista, ma ad un amico.

Le foto che vediamo raccontano la storia di una lunga intesa, il dialogo tra due forme di fede distanti, ma non incompatibili: da un lato i “battienti” con il proprio carico di dolore, dall’altro il fotografo sotto il sole cocente a condividerne la fatica, il sudore, e certamente la sofferenza. Cosa spinge qualcuno all’autoflagellazione, all’imposizione del dolore e della mortificazione della carne? Quali entrate o vantaggi immediati ne ricaverà? La risposta, ci ricorda Matteo, è la Fede: “I believe”.

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