Franco Fontana è nato il 9 dicembre 1933 a Cognento, poco fuori Modena, ed è morto nella stessa città poco più di un mese fa, il 28 agosto 2026, a 92 anni.
Anche lui, come altri, ha avuto un percorso non formale come fotografo.
Non ha studiato fotografia in nessuna accademia e non ha avuto maestri, insomma non viene dai soliti canali della formazione artistica.
Si avvicina alla macchina fotografica da autodidatta nel 1961, frequentando i club fotografici locali.

La prima mostra personale arriva nel 1965 a Torino, presso la Società Fotografica Subalpina, mentre tre anni dopo, nel 1968, espone a Modena, alla Galleria della Sala di Cultura.
In quegli anni a Modena Fontana frequenta un ambiente culturale molto attivo, dove si muovono artisti come Franco Vaccari, Luigi Ghirri e Claudio Parmiggiani.
Il colore come rivoluzione
Negli anni in cui Fontana inizia a costruire la propria identità fotografica, la fotografia d’autore è quasi interamente associata al bianco e nero, come abbiamo visto anche in altri precedenti articoli.
Il colore, nella cultura fotografica dell’epoca, è territorio della pubblicità e dei ricordi di famiglia, non della ricerca artistica.
Scegliere il colore significa dunque compiere una scelta controcorrente, che richiederà anni prima di essere riconosciuta come legittima, ma che è stata presa da altri grandi fotografi [https://www.universofoto.it/joel-meyerowitz-la-nuovafotografia-a-colori/].
Fontana comunque trasforma il colore in linguaggio, come se il colore stesso fosse il soggetto dell’immagine.
Nel 1963, Fontana espone alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna, uno dei primi riconoscimenti internazionali di una ricerca che in Italia stenta ancora a trovare piena legittimità.

Il paesaggio ridotto all’astrazione
La cifra stilistica per cui riconosciamo oggi Fontana nasce e si afferma soprattutto negli anni Settanta, con immagini realizzate in Basilicata, Puglia, Emilia e lungo il Mediterraneo.
Colline, campi, alberi vengono trasformati in elementi essenziali all’interno delle sue fotografie.
Gli stessi diventano fasce di colore, linee, superfici, o punti nello spazio.
Il paesaggio rimane riconoscibile, ma tende sempre più verso l’astrazione.
Le sue fotografie si avvicinano alle opere di pittori come Rothko, Newman, ed alcune opere di De Chirico.
A differenza loro però Fontana parte sempre dalla realtà, ovvero da un paesaggio fisicamente esistente e da una luce naturale.
È dentro questa realtà che individua forme e colori capaci di generare un’immagine che tende verso l’astrazione senza mai abbandonare il referente reale.
Nel 1978 pubblica Skyline, il libro che la critica riconosce come uno dei suoi migliori lavori, nel quale troviamo paesaggi che si organizzano in composizioni cubiste ed astratte.
La fotografia commerciale

Parallelamente alla ricerca artistica, Fontana ha avuto una carriera di fotografia commerciale di rilievo, firmando campagne per Fiat, Ferrovie dello Stato, Versace, Sony, Kodak, e collaborando con riviste come Time, Life, Vogue e New York Times.
Come per ogni grande autore, anche nel suo caso non piegava il suo stile alla committenza, ma era spesso la committenza che ricercava in lui una precisa cifra stilistica.
Per approfondire
Sito web
Instagram di Fontana
The independent photographer
Hai mai pensato di fotografare in modo diverso il paesaggio?






