Il Caffè Fotografico: intervista a Constantin Mihai Bicajanu

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Constantin Mihai Bicajanu
23 anni
Roma
Fotografo di Urban Street e Architettura

Come è entrata la fotografia nella tua vita?

Ho iniziato a 14 anni a fare da assistente ad un fotografo vicino di casa che fotografava matrimoni.
Poi ho iniziato a lavorare come assistente e da lì ho iniziato a fare fotografia di ricerca personale.

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Quali sono gli autori che hanno maggiormente influenzato la tua visione?

Gregory Crewdson, che ho scoperto al primo anno di accademia, mi ha colpito per il modo in cui ambienta la figura umana nel contesto architettonico e Luigi Ghirri soprattutto per il suo minimalismo.

Che ruolo pensi ricopra la fotografia nel mondo attuale?

Io vedo due macro categorie:

  • Il mondo commerciale dove c’è poca innovazione, paradossalmente alla ricerca di essere sempre al passo con i tempi
  • E un mondo di ricerca, più autoriale e più di sperimentazione, dove ha spazio anche la parte terapeutica della fotografia
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Quanto pensi che l’attrezzatura sia importante per realizzare immagini?

Non penso sia importante a dire il vero.

Miroslav Tichy era un fotografo senzatetto che scattava con una macchina fotografica che si è costruito da solo e creava delle immagini incredibili.

Io stesso ho fotografato anche molto con il cellulare. Per come la vedo io è sufficiente avere una qualsiasi superficie impressionabile.

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Bisogna solo essere consapevoli delle possibilità e dei limiti del proprio mezzo.

Cosa non deve mai mancare nel kit del fotografo?

Il telefono, per me è il modo più rapido per prendere appunti visivi.

In fin dei conti è il mezzo che abbiamo sempre a disposizione e quindi il più adatto per registrare qualcosa che voglio appuntarmi.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Penso che al momento sia trovare il mio linguaggio, che risulti anche ai miei occhi stabile e riconoscibile, anche in merito ai soggetti.

Vorrei potermi innamorare di un tipo di soggetto e dedicarmi unicamente a quello.


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