Il Caffè Fotografico: Intervista a Tatiana Minelli

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Tatiana Minelli

28 anni
Gualdo Tadino (PG)
Fotografa di Moda e Ritratto

Come è entrata la fotografia nella tua vita?

A 16 anni mi hanno regalato una compattina, che ho iniziato a portarmi dovunque, quando uscivo fotografavo le mie amiche.

Poi ho iniziato a fotografare la mia migliore amica, sperimentando tantissimo grazie alla sua disponibilità e pazienza.

Da lì ho iniziato a fare ritratti e nel 2014 mi sono appassionata alla moda.

Ho iniziato così a scattare i miei primi editoriali.

Quali sono gli autori che hanno maggiormente influenzato la tua visione?

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Richard Avedon per il modo in cui le sue fotografie comunicano a chi guarda: diretto, senza filtri.

Peter Linbergh per lo sguardo delicato verso le donne.

Annie Leibovitz per la fantasia e i mondi che crea attorno e dentro alle sue immagini.

Letizia Battaglia per la sua forza, visibile anche nei suoi scatti.

Francesca Woodman per aver saputo raccontarsi senza nascondere le sue fragilità e paure.

Lee Miller per il tipo di sguardo e per il percorso che ha fatto: da modella a fotografa.

Che ruolo pensi ricopra la fotografia nel mondo attuale?

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Trovo che siamo un po’ saturi di immagini.

Oggi c’è molta confusione sia per chi scatta che per chi guarda.

È molto bello che ci si possa esprimere con tanta facilità, ma forse si è abbassato il livello medio.

Quanto pensi che l’attrezzatura sia importante per realizzare immagini?

Vedo l’attrezzatura come un mezzo per un fine.

Serve semplicemente il mezzo giusto per il fine giusto.

Cosa non deve mai mancare nel kit del fotografo?

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Per me è sufficiente avere il mio corpo macchina e un 50mm.

Il 50mm è stata la mia prima lente fissa e ad oggi resta l’unica lente fissa che ho.

Con questo obiettivo riesco ad esprimermi al meglio.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Vorrei realizzare immagini con un risvolto sociale.

Il massimo sarebbe l’unione della comunicazione di argomenti di importanza sociale con la moda.

Dico questo perché credo che la fotografia sia anche qualcosa di curativo.


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1 commento

  1. Tatiana Minelli ….. grazie !! Ho letto la tua intervista. Mi ha colpito,più di ogni altra cosa,la sensibilità riguardo al mondo fotografico quando dici : ” Trovo che siamo un po’ saturi di immagini.

    Oggi c’è molta confusione sia per chi scatta che per chi guarda.

    È molto bello che ci si possa esprimere con tanta facilità, ma forse si è abbassato il livello medio. ”

    La la stessa cosa che penso…..
    Mi ha colpito, soprattutto, la tua delicatezza : oggi si può parlare di Robert Bresson, di Brassaï o di Saul Leiter . Invece tu parli di Richard Avedon e di Peter Linbergh……. .
    Verrò a guardare le fotografie tue.
    Grazie.

    Maurizio

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