Il Caffè Fotografico: intervista a Camilla Albertini

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Camilla Albertini

25 anni
Milano
Fotografa di Food, Ritratto, Still life, Architettura, Viaggio, Automotive, Eventi

Come è entrata la fotografia nella tua vita?

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Penso che tutto sia iniziato durante un viaggio a New York a 13 anni.

Mi ero portata una compatta dismessa dalla mia famiglia da 5mila pixel.

Ho iniziato con quella a fotografare la città, i supermercati, le strade… ho stampato poi le immagini con la stampante che avevamo in casa, usando la carta delle risme da ufficio.

Ora ho solo quelle stampe, non ho più nessuna copia digitale di quelle immagini.

Però mi riconosco in quei primi scatti, riesco a individuare il mio occhio.

Quali sono gli autori che hanno maggiormente influenzato la tua visione?

Luigi Ghirri e Craigie Horsfield sicuramente durante il periodo universitario.

Di Ghirri mi è sempre interessato il suo tatto nel trattare soggetti apparentemente banali.

Ad Horsfield mi sono avvicinata guardando i suoi still life con diaframmi molto aperti, ma forse quello che mi è interessato di più è il suo utilizzo della stampa, su carta cotone e sempre di grandi dimensioni, con quest’effetto di immagini sempre molto vive.

Attualmente invece mi sento molto più vicina a Guido Cecere, che mi è stato di ispirazione anche per un mio lavoro recente.

Inoltre il mio lavoro quotidiano nello studio fotografico di Paolo Carlini a Milano mi è di costante
ispirazione.

Ogni giorno è diverso e dopo 4 anni continuo sempre ad imparare qualcosa di nuovo.

Riuscire a vivere di fotografia è per me un vero privilegio.

Che ruolo pensi ricopra la fotografia nel mondo attuale?

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Penso che attualmente ricopra un ruolo importantissimo: grazie al cellulare (ma non solo) la fotografia si è democratizzata, tutti hanno la possibilità di esprimersi.

Questa di per sé la trovo una cosa molto bella.

In ambito giornalistico poi la trovo fondamentale, è interessante anche pensare che possiamo trovare non solo la foto dell’anno, ma anche la foto del mese o del giorno.

Infine trovo che sia entrata nella vita quotidiana anche in modi molto pratici: io stessa se devo ricordarmi qualcosa che ho visto o che ho scritto la maggior parte delle volte la fotografo.

Quanto pensi che l’attrezzatura sia importante per realizzare immagini?

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Mah, dipende. Sul lavoro ci sono casi in cui è molto importante perchè sono richieste alcune caratteristiche inderogabili specifiche di alcuni prodotti.

Penso ad esempio alle lenti decentrabili usate negli scatti di architettura o alle macchine di grande formato usate per scattare per la cartellonistica.

Nella vita quotidiana invece spesso trovo che il telefono sia molto più pratico.

In generale comunque penso che l’oggetto che viene utilizzato per fotografare debba essere il prolungamento del tuo braccio, ti ci devi sentire comodo, a tuo agio.

Cosa non deve mai mancare nel kit del fotografo?

Ci sono tanti oggetti che si possono elencare: un panno per pulire le lenti, delle batterie di scorta… ma quello che penso non debba mai mancare nel kit del fotografo sia il fotografo stesso, come indole intendo, come capacità e voglia di mettersi in gioco.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Il mio sogno sarebbe realizzare reportage di viaggio, alternando viaggi e rientri a casa.

Mi sono accorta che solo rientrando a casa riesco ad apprezzare il viaggio.

Poi forse vorrei realizzarne dei libri, ma mi interessa profondamente creare contatti con le persone, far sì che la fotografia diventi un modo per avere degli scambi.


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