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Obiettivi anamorfici autofocus: i nuovi Sirui AF 20mm e 40mm T1.8 alla prova

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Gli obiettivi anamorfici autofocus rappresentano una piccola rivoluzione per chi fa video.

Fino a poco tempo fa, scegliere un’anamorfica significava accettare un compromesso: qualità e look cinematografico sì, ma solo con messa a fuoco manuale.

Con i nuovi Sirui AF 20mm T1.8 e 40mm T1.8, questo equilibrio cambia.

Autofocus, look cinematografico e compattezza convivono nello stesso prodotto.

Ma funzionano davvero? E soprattutto: hanno senso nel tuo workflow?

Cosa sono gli obiettivi anamorfici autofocus

Prima di entrare nel vivo, facciamo chiarezza.

Gli obiettivi anamorfici sono lenti progettate per comprimere l’immagine su un solo asse, solitamente quello orizzontale.

Questo processo, chiamato squeeze, permette di ottenere il classico formato widescreen cinematografico.

A differenza degli obiettivi “sferici”, che lavorano su entrambi gli assi, le ottiche anamorfiche utilizzano elementi ottici cilindrici. Il risultato?

  • Campo visivo più ampio
  • Flare orizzontali (gli iconici “streak”)
  • Un look immediatamente cinematografico

Nel caso dei Sirui AF, parliamo di uno squeeze 1.33x, che richiede un passaggio di desqueeze in post produzione (o tramite monitor compatibili).

La vera novità, però, è un’altra: l’autofocus, appunto.

Sirui AF 20mm e 40mm T1.8: caratteristiche principali

Obiettivi-anamorfici-Autofocus

I nuovi obiettivi anamorfici autofocus Sirui nascono per sistemi APS-C, ma offrono una copertura tale da poter essere utilizzati anche su full frame.

Tanto che io li ho testati su Sony A7SIII e Sony A7RIII e l’unico “difetto” riscontrato è una leggerissima vignettatura che, in realtà, ho apprezzato.

Le caratteristiche principali includono:

  • Apertura T1.8 luminosa
  • Autofocus integrato
  • Porta USB-C per aggiornamenti firmware
  • Ghiera diaframma declickabile (perfetta per video)
  • Filetto filtri da 77mm
  • Design compatto e leggero

Due focali, due approcci diversi:

  • 20mm → più immersivo, perfetto per paesaggio e video dinamici
  • 40mm → più narrativo, con bokeh morbido e resa più “cinematografica”

Autofocus su obiettivi anamorfici: funziona davvero?

Qui sta il cuore della questione.

Gli obiettivi anamorfici autofocus sono ancora una novità, quindi la domanda è legittima: sono affidabili?

Testando queste lenti su due corpi diversi, come Sony A7R III e A7S III, emergono differenze interessanti.

  • Su sistemi più recenti (come A7S III), l’autofocus risulta preciso e stabile
  • Su corpi più datati, può comparire qualche incertezza, principalmente in condizioni di luce difficili

Va però considerato un dettaglio fondamentale: questi obiettivi hanno una versione Beta e supportano aggiornamenti firmware via USB-C.

Tradotto: le prestazioni possono soltanto migliorare nel tempo.

Qualità d’immagine: non cercare la perfezione

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Chi sceglie degli obiettivi anamorfici autofocus non cerca la perfezione chirurgica. Anzi.

Aberrazioni, flare, vignettatura: non sono difetti, ma parte del linguaggio visivo.

Il Sirui 20mm, come già detto, mostra una leggera vignettatura su full frame.

Ma invece di essere un limite, può diventare un elemento creativo, aumentando la sensazione di immersione.

Il 40mm, invece, colpisce per:

  • bokeh morbido
  • resa più pulita
  • taglio dell’immagine molto cinematografico

Nel complesso, questi obiettivi mantengono un equilibrio interessante: hanno carattere, ma senza diventare ingestibili.

Workflow video: cosa cambia davvero

L’introduzione dell’autofocus cambia radicalmente il modo di usare le anamorfiche.

Prima:

  • messa a fuoco manuale obbligatoria
  • necessità di un focus puller
  • maggiore complessità operativa

Ora:

  • workflow più veloce
  • maggiore accessibilità anche per creator singoli
  • possibilità di girare in situazioni dinamiche senza compromessi

Resta comunque la necessità di gestire il desqueeze, ma oggi molti monitor e alcune camere lo supportano direttamente.

Conclusioni

Gli obiettivi anamorfici autofocus come i Sirui AF 20mm e 40mm T1.8 aprono una nuova strada.

Rendono accessibile un linguaggio visivo che prima era riservato a produzioni più complesse.
Abbassano la barriera tecnica, senza sacrificare il carattere.

Non sono perfetti e non devono esserlo.

Perché nel mondo cinematografico, la perfezione non è l’obiettivo; è il carattere a fare la differenza.


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