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PGYTECH OnePro Ultralight in Kirghizistan: Lo zaino fotografico alla prova in un off-road a 4.000 metri

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Pgytech OnePro Ultralight_Recensione

In un’epoca in cui con l’intelligenza artificiale si potrebbe scrivere un libro intero in pochi minuti, raccontare un viaggio con parole mie puΓ² sembrare un controsenso.

Ma il viaggio che ho appena concluso Γ¨ stato cosΓ¬ autentico e incredibile da meritare tutto l’impegno necessario per trasformare ciΓ² che ho vissuto in un racconto.

Il lato piΓΉ selvaggio del Kirghizistan

In queste righe vi porto con me in una delle terre piΓΉ desolate che abbia mai visitato: valli incontaminate, mandrie sterminate di cavalli selvaggi e quote che oscillano tra i 2.000 e i 4.000 metri.

L’obiettivo era documentare il lato piΓΉ selvaggio del Kirghizistan, tra neve, pendii, discese rocciose, guadi e chilometri e chilometri di off-road.

Il banco di prova ideale per mettere alla prova quello che la casa madre presenta come lo zaino fotografico perfetto per l’outdoor.

Ho usato lo zaino soprattutto per la produzione video.

Pgytech OnePro Ultralight_recensione zaino outdoor

Dopo otto anni, un nuovo compagno di viaggio: PGYTECH OnePro Ultralight

Chi mi conosce lo sa: non sono il videomaker che tratta la propria attrezzatura con i guanti.

Sono convinto che per fare il mio lavoro, e soprattutto per raccontare in modo autentico e spontaneo ciΓ² che ho davanti, servano prima di tutto velocitΓ  e praticitΓ .

Per questo negli ultimi otto anni non mi sono mai separato dal mio amatissimo zaino.

Quando, perΓ², Gruppo TFS mi ha proposto di provare il OnePro Ultralight, ho deciso di dare fiducia a PGYTECH.

Del resto, per chi fa il mio mestiere uno zaino fotografico comodo, affidabile e versatile Γ¨ come la corda e l’imbrago per un alpinista: deve funzionare alla perfezione, sempre.

Nel complesso sono molto soddisfatto, ma ci sono alcuni aspetti su cui vale la pena soffermarsi.

Pgytech OnePro_qual Γ¨ il miglior zaino fotografico outdoor per viaggi avventura

Zip dello schienale e peso: i dettagli che fanno la differenza

Partiamo dalla zip di apertura dello schienale.

Ragazzi, Γ¨ semplicemente fantastica.

Questa parte dello zaino Γ¨ costruita cosΓ¬ bene che la cerniera scorre senza intoppi anche quando lo zaino Γ¨ pieno fino all’orlo: la struttura rigida la tiene sollevata e l’apertura resta fluida in ogni situazione.

Per uno come me, che lo riempie sempre piΓΉ del dovuto, Γ¨ stato il dettaglio che mi ha convinto fin da subito.

Un’altra cosa che non Γ¨ passata inosservata Γ¨ l’equilibrio tra leggerezza e robustezza.

Senza ombra di dubbio Γ¨ lo zaino fotografico piΓΉ leggero, a vuoto, che abbia mai avuto tra le mani: parliamo di circa 1,6 kg nella versione da 40 litri.

È esattamente quello che serve a chi, come me, combatte ogni volta con il peso del bagaglio a mano ai controlli in aeroporto.

Otto giorni in auto: protezione e spazio per tutto

Di comodo, questo viaggio non ha avuto nulla.

Nemmeno il sedile dell’aereo che mi ci ha portato.

Scherzi a parte, vivere, viaggiare, mangiare e dormire per circa otto giorni in un’auto camperizzata richiede organizzazione e praticitΓ .

Avevo bisogno della certezza che l’attrezzatura, una volta chiusa nello zaino, fosse al sicuro: dal freddo (abbiamo dormito a 4.000 metri), dall’umiditΓ  della notte e dalle continue sollecitazioni delle strade sterrate.

Il OnePro Ultralight mi ha dato tutte le garanzie che cercavo.

Il materiale idrorepellente e la copertura antipioggia, presente nelle versioni da 30 e 40 litri, mi hanno tolto ogni preoccupazione per l’umiditΓ .

In piΓΉ ha una comoditΓ  che non tutti gli zaini offrono ma che per me Γ¨ essenziale: un vano dedicato a tutto ciΓ² che non Γ¨ attrezzatura, come giacche, antivento e cibo.

È una sezione completamente separata e isolata dal comparto fotografico, ed è proprio questo che lo rende il sostituto perfetto del mio vecchio, amatissimo zaino.

Per questo viaggio ho scelto la versione da 40 litri, e si Γ¨ rivelata la scelta giusta: per otto giorni Γ¨ la misura ideale per far stare insieme attrezzatura, vestiti e viveri.

Il vano frontale, espandibile e ripiegabile, fa il resto: si allarga quando serve piΓΉ spazio e si richiude quando non serve, adattandosi a ogni situazione.

Una notte sull’Arabel Pass

Kirghikistan_Fotografia paesaggistica

Per spiegarvi cosa mi ha fatto apprezzare davvero questo zaino, devo raccontarvi cosa ci Γ¨ successo la notte in cui abbiamo deciso di dormire a 4.000 metri, sull’Arabel Pass.

È un passo di montagna raggiungibile in auto, ma estremamente isolato dalle principali arterie del paese.

Con la luce del tramonto negli occhi, non ho potuto far altro che lasciarmi trascinare dall’idea.

La luce era pazzesca, il paesaggio disarmante: cosa sarebbe potuto andare storto?

Apparentemente niente.

Fino alla mattina dopo, quando, dopo una colazione a base di qualche biscotto e un tΓ¨ caldo, ho provato ad accendere l’auto.

Come potete immaginare, non Γ¨ partita.

Eravamo a circa 5 km dall’incrocio piΓΉ vicino, e in tutta la notte, prime ore del mattino comprese, non era passata nemmeno una jeep.

Eravamo isolati, completamente isolati.

A piedi verso l’incrocio, con lo zaino in spalla

Il tempo stava peggiorando e l’auto non ne voleva sapere di ripartire.

CosΓ¬ ci siamo armati di pazienza e ci siamo incamminati verso quell’incrocio.

Con me c’era proprio il OnePro Ultralight, con dentro l’attrezzatura, l’acqua e qualcosa da mangiare.

Dopo una lunga camminata abbiamo finalmente raggiunto la strada.

Qualche tentativo di chiedere aiuto Γ¨ andato a vuoto, poi si Γ¨ fermata una carovana di 4×4 che ci ha riaccompagnati all’auto.

Una delle jeep aveva a bordo Starlink, e così siamo riusciti a contattare il noleggio.

In una gelida videochiamata a 4.000 metri ci hanno spiegato come provare a far ripartire l’auto: il filtro del gasolio si era congelato e il carburante non riusciva piΓΉ ad arrivare al motore.

Dopo numerosi tentativi l’auto si Γ¨ finalmente rimessa in moto, e abbiamo potuto continuare il nostro meraviglioso viaggio.

Ripensandoci, Γ¨ stato proprio durante quella lunga camminata che ho capito il vero valore di questo zaino.

Lo schienale, leggero e traspirante, non si Γ¨ praticamente fatto sentire per tutto il tragitto.

Vi saluto con questa serie di immagini e vi aspetto al prossimo racconto delle mie avventure (o disavventure).


Facci sapere nei commenti qui sotto cosa ne pensi e se vuoi acquistare uno zaino fotografico Pgytech, rivolgiti ai rivenditori autorizzati:

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