Sono di nuovo in compagnia di Oriella, marketing manager di Sony, per la presentazione ufficiale della nuovissima RX10 V.
Sono passati anni dall’ultima RX10, e in questo tempo la tecnologia Sony ha fatto passi da gigante.
Le abbiamo chiesto di raccontarmi cosa cambia davvero.
Una bridge, non una compatta qualunque
Prima di parlare di specifiche, Oriella ci ha tenuto ad inquadrare il prodotto nella gamma Sony.
Le RX100 puntano tutto sulla portabilità, le RX1R lavorano da sole in un segmento premium con ottica fissa e sensore full frame.
La RX10 V, invece, si muove su un terreno diverso.
“Le RX10 rientrano nel segmento cosiddetto bridge: una fotocamera versatile, dotata di un’ottica che ci dà un’ampia versatilità da 24 fino a 600 millimetri.“
Un solo corpo macchina per fare praticamente tutto, dal paesaggio al ritratto, fino al safari.
Non è la scelta di chi lavora già con un parco ottiche intercambiabili, ma di chi vuole un unico strumento robusto e completo, capace di accompagnare ogni tipo di uscita fotografica.
Il cuore tecnologico arrivato dalle Alpha
La vera notizia, sottolinea Oriella, è quanto della gamma Alpha sia confluito in questo corpo bridge.
Il sensore da 1 pollice stacked da 20 megapixel non è una novità assoluta, ma il processore sì.
“È il processore BIONZ XR, quello dotato di unità di intelligenza artificiale. Questo si porta dietro l’ultimissimo sistema di autofocus, accompagnato dall’intelligenza artificiale.“
In pratica la fotocamera riconosce da sola soggetti umani, animali e mezzi di trasporto, anche senza selezionare manualmente la modalità di tracking, un comportamento già visto su modelli come Alpha 7R VI.
Raffiche, video e un occhio alla fauna selvatica
Con una velocità di scatto fino a 30fps e lo speed boost per accelerare la messa a fuoco nei momenti decisivi, la vocazione della RX10 V è chiara.
“Sistema di messa a fuoco, velocità di scatto 30 fps: fotocamera wildlife sicuramente per definizione.“
Sul fronte video, la fotocamera gira in 4K 60p senza crop o in 120p con crop, sempre in 4:2:2 10 bit.
Novità anche per gli scatti fermi: oltre al RAW compresso già presente sulla Mark 4, ora si può scegliere anche il formato HEIF, oltre al classico JPEG.
Dettagli che fanno la differenza sul campo
Mirino e monitor LCD da 3 pollici guadagnano entrambi in risoluzione.
C’è la spia tally per capire a colpo d’occhio quando si sta registrando, tre ghiere sull’ottica per messa a fuoco, zoom e apertura, e una porta USB-C Power Delivery a 10 Gbps per la ricarica e il trasferimento dati.
Sul fronte autonomia, la novità più attesa dopo la Mark 4:
“Un’altra importante novità: la batteria NP-FZ100, la storica batteria delle fotocamere full frame, ci dà un’autonomia di oltre 600 scatti.“
Il corpo resta praticamente identico in peso alla versione precedente, nonostante mirino, monitor e batteria siano tutti migliorati.
Per chi è pensata la RX10 V
Non è la fotocamera che sceglierebbe un professionista già investito in un sistema mirrorless.
È lo strumento di chi non vuole cambiare ottica, vuole un solo corpo macchina versatile e magari deve entrare in contesti, come un evento sportivo, dove un super teleobiettivo non è nemmeno ammesso per motivi di sicurezza.
Oriella chiude con una riflessione che dice molto della filosofia Sony:
“Generalmente le novità dal punto di vista tecnologico arrivano sui modelli flagship, però poi vengono replicati sui modelli più entry, perché l’obiettivo è comunque rendere quanto migliore l’esperienza di utilizzo per il nostro consumatore.“
Conclusione
La Sony RX10 V non stravolge la formula Sony, la aggiorna nel punto in cui serviva davvero: autofocus, elaborazione delle immagini e autonomia.
Stessa ottica 24-600mm che ha fatto la storia della serie, ma con dentro il know-how delle Alpha più recenti.
La Sony RX10 V sarà presto disponibile presso i rivenditori autorizzati!






