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Prepararsi ad una sessione di astrofotografia a Tenerife

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Abbiamo parlato del “never ending day” fotografico a Tenerife, ma focalizziamoci su quello che è uno dei motivi per cui un fotografo dovrebbe andarci almeno una volta nella vita: l’astrofotografia.

Potrebbe sembrare che il cielo di Tenerife non sia così eccezionale guardando solo l’indice di Bortle, ma la realtà è diversa.

Quello che rende davvero speciale questo cielo è la combinazione tra vento costante e inversione termica.

Spesso si scatta sopra lo strato di nubi e foschia, con un’atmosfera estremamente pulita: a parità di indice di Bortle, il cielo appare molto più contrastato e profondo.

Non è solo il cielo a rendere incredibile una sessione astro a Tenerife, ma anche l’abbondanza di foreground spettacolari: El Catedral, Roque Cinchado, la “Scarpetta della Regina”, le Minas de San José… e potrei continuare per ore.

Dividerei questo discorso in due parti: cosa portare e qualche considerazione tecnica per scattare in questo scenario unico.

Astrofotografia a Tenerife: Di cosa hai bisogno

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Per quanto riguarda il vestiario: bisogna vestirsi a cipolla, e anche pesantemente.

Si passa facilmente dai 25–30°C di giorno fino a temperature che possono scendere sotto lo zero durante la notte, soprattutto in presenza di vento.

Consideriamo anche che spesso si scatta intorno ai 2600 metri di quota.

Quindi pantaloni convertibili, parka modulari, guanti e abbigliamento tecnico sono fondamentali.

Ma veniamo all’attrezzatura.

Come corpi macchina utilizzo Sony A7RIII e Sony A7S astromodificata, quest’ultima pensata proprio per aumentare la qualità del segnale catturato in condizioni di luce estrema.

Per le ottiche, il mio riferimento è la serie Sigma Art: il 14mm f/1.4 è il mio grande amore, ma un vero protagonista della notte è anche il Sigma 28-45mm f/1.8 DG DN.

Perché? Perché in astrofotografia il plate solving sotto i 24mm può diventare complesso.

Utilizzando focali più lunghe non solo si semplifica il processo, ma si aprono anche possibilità compositive diverse rispetto alle classiche super-grandangolate.

Un esempio perfetto è El Catedral, che a 35mm trova una resa davvero interessante.

Accanto a camera e obiettivi, entrano in gioco due elementi fondamentali: astroinseguitore e cavalletto.

Io utilizzo un Sirui L-324F, un cavalletto estremamente stabile, con sistema di chiusura delle gambe a leva permette regolazioni rapide e precise.

In alternativa, per una messa in bolla ancora più veloce e accurata, si può optare per un Sirui R-3213X abbinato a base livellante.

È una soluzione più pesante, meno orientata al travel, ma estremamente performante.

La base deve essere perfettamente in bolla: se così non fosse, l’astroinseguitore non lavorerebbe correttamente.

Per quanto riguarda le teste, la soluzione ideale resta il cuneo polare (spesso incluso nei sistemi più strutturati come SkyWatcher).

Tuttavia, con sistemi più compatti come il Move Shoot Move Nomad, una testa a sfera precisa come la Sirui A-10R può essere una valida alternativa.

Sopra l’astroinseguitore sarà poi necessaria una seconda testa a sfera per gestire l’inquadratura.

Infine, il cavalletto deve essere solido non solo per il peso, ma anche per il vento: sul Teide, se si trova la serata sbagliata, le raffiche possono diventare davvero impegnative.

Chiudo con una considerazione tecnica.

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Quando si pianifica uno scatto astrofotografico, ci si trova sempre davanti alla stessa scelta: time blending o scatto completamente notturno?

Il time blending permette di lavorare con ISO e tempi più contenuti, riducendo rumore e hot pixel e migliorando il dettaglio.

Tuttavia, introduce una dominante blu tipica della blue hour che può rendere la gestione dei colori più complessa.

Lo scatto completamente notturno restituisce colori e contrasti più naturali, ma comporta esposizioni più lunghe (anche 4-5 minuti) e una maggiore presenza di rumore.

A Tenerife entra in gioco anche un fattore umano: il light painting.

Non è raro trovare persone che illuminano la scena con torce, e questo può diventare un problema soprattutto nelle esposizioni lunghe.

Personalmente scelgo così: su foreground molto frequentati preferisco il time blending; in situazioni più isolate, lavoro completamente in notturna.


E tu? Che scelta faresti?

Se vuoi scoprirlo sul campo, puoi vivere questa esperienza insieme a me e a Loris Ferrini durante uno dei nostri viaggi fotografici a Tenerife.



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